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"È contrario ai principi cristiani": Halloween viene negato ai bambini

A Venezia trovare una sala in patronato per permettere ai bimbi di festeggiare sembra impossibile. Il problema si presenta anche per i compleanni

"Halloween è diseducativo". Oltre ad essere una festa troppo chiassosa, che creerebbe problemi nel vicinato. Sono queste le ragioni per cui parrocchie e patronati, come riporta il Gazzettino, non darebbero la possibilità ai genitori di prenotare una sala per permettere ai propri figli di festeggiare la ricorrenza del 31 ottobre. Si tratta di una celebrazione che è diventata un must anche in Italia, sebbene solo negli ultimi anni, e sono soprattutto i più piccoli a voler indossare un abito "terrificante", trascorrendo qualche ora di divertimento. Ma quest'anno, a quanto pare, le festicciole non s'hanno da fare.

Alcune settimane fa alcune famiglie veneziane hanno cominciato la ricerca di una sala per permettere ai propri bimbi di festeggiare la ricorrenza, nelle ore pomeridiane, tra addobbi, dolcetti e un po' di musica. Le varie parrocchie, però, si sono dimostrate contrarie. A San Alvise, Madonna dell'Orto e San Marcuola la risposta è stata sempre la stessa: "I vicini si lamentano, qualcuno in passato ha sporto anche querela". C'è da chiedersi come un gruppo di bambini possa creare tanti disagi, ma tant'è.

È proprio il parroco di Sant'Alvise, don Stefano Costantini, a confermare che in passato ci sono state diverse lamentele da parte degli abitanti della zona. In più, ha specificato il prete, non avrebbe comunque autorizzato i festeggiamenti di Halloween all'interno della propria parrocchia, poiché considerata diseducativa e contraria ai valori cristiani. La celebrazione, infatti, porrebbe l'accento sulla morte vista in maniera irrisoria, distogliendo gli animi dalla celebrazione dei santi e dalla commemorazione dei defunti. Diversa è invece la situazione per i compleanni dei bambini: si tratta di un problema diverso, per il quale in prima persona il parrocco cercherà di mobilitarsi e capire come è possibile "agire". E nel frattempo i bambini aspettano speranzosi che nei prossimi 10 giorni possa rendersi disponibile una sala per poter fare "dolcetto o scherzetto".

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