Cronaca Marghera

Stop alla vendita di Versalis, soddisfatti i sindacati: "Ma è solo un punto di partenza"

Rotte le trattative sulla cessione del polo chimico di Eni: "Impossibile un accordo sulla futura governance". Sk Capital avrebbe dovuto impegnarsi a mantenere gli stabilimenti per 5 anni

Salta la trattativa, i sindacati esultano e annunciano: "Non è che un punto di partenza". Lo stop alla vendita di una quota di maggioranza delle azioni di Versalis - polo chimico di Eni - al fondo SK Capital è una buona notizia per molti, a partire dai lavoratori Filctem Cgil Venezia. La cessione non è andata a buon fine perché è stato impossibile trovare un accordo sul futuro della società, in particolare sul punto secondo cui il compratore dovrebbe impegnarsi a mantenere gli attuali stabilimenti invariati almeno per cinque anni. Così le parti hanno "convenuto di porre fine alla trattativa, avendo constatato l'impossibilità di trovare un accordo su alcuni punti negoziali tra cui, in particolare, la futura governance della società".

Un "fatto fondamentale", per i sindacati, che però ora chiedono che siano chiarite definitivamente alcune questioni. "Innanzitutto - dice Filctem Cgil - Eni deve spiegare come mai, dopo un anno e mezzo di discussione, abbia improvvisamente fatto marcia indietro su questo. Noi abbiamo organizzato scioperi, proteste e astensioni contro una decisione, unilaterale aziendale, il cui percorso sembrava irrevocabile, nel silenzio-assenso delle istituzioni nazionali e locali".

"Eni ha continuato sulla propria strada - prosegue il sindacato - Per poi abbandonarla dopo aver protratto per oltre un anno le trattative e dopo aver bloccato, nella prospettiva della cessione, ogni alternativa, ogni prospettiva di crescita e ogni investimento sugli impianti Versalis. Descalzi deve fare luce su ciò che è accaduto e deve rendere espliciti i piani strategici per la chimica in Italia. Oltre a rendere conto degli impegni presi, come quello di realizzare la chimica verde. Quanti proclami in questi due ultimi anni sono stati fatti da Eni, per essere poco dopo ritirati, all'improvviso, a favore di scelte completamente contrarie? Si pensi al "tira-molla" sul cracking di Porto Marghera. Come può l'amministrazione di una società di punta come Eni permettersi di portare avanti una politica del: "un passo avanti e due indietro", in continuazione?"

Filctem, infine, non risparmia le istituzioni: "La Regione Veneto, per quanto ci riguarda, ha sostenuto insieme al sindacato dei chimici l'inammissibilità della chiusura dell'impianto veneziano, a fronte degli accordi sottoscritti con la società del cane a 6 zampe. Per poi rimanere nel silenzio totale quando Eni ha fatto dietrofront sui progetti di chimica verde e sul bio, che avrebbero dovuto prendere il posto dell'etilene e della chimica di base. Non parliamo poi del silenzio del nostro governo, a nostro avviso imbarazzante di fronte alle scelte/non scelte di uno dei principali asset economici del paese. Se ora Eni ha in mente un piano B, riteniamo che la nazione debba essere chiaramente messa al corrente".

La Cgil del Veneto commenta: "Si è riusciti a bloccare questa folle idea. Oggi si apre per noi una nuova stagione, legata alla necessità di ottenere immediatamente da Eni un piano di rilancio e di investimenti per una chimica che sia sostenibile e compatibile. L’uscita di scena di Sk Capital ci permette di tirare un sospiro di sollievo per il nostro territorio, fortemente interessato dalle ricadute negative che ci sarebbero state se la vendita fosse andata in porto. Ma se da una parte possiamo dirci un po’ più tranquilli, dall’altra dobbiamo con forza continuare a chiedere ad Eni il rispetto degli impegni e chiari programmi di investimento per sviluppare i processi di riconversione concordati e diretti sempre più ad una chimica verde, capace di garantire occupazione e sviluppo assieme a sostenibilità e compatibilità ambientale".

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