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Gli studenti protestano: «Stop alla didattica a distanza, più risorse e sicurezza per le scuole»

Iniziativa oggi a Mestre, un'altra è programmata per fine mese in concomitanza con lo sciopero dei Cobas

Un gruppo di ragazzi si è radunato giovedì davanti al liceo Bruno di Mestre manifestando in favore del diritto allo studio che, secondo i promotori, «in questi mesi è stato calpestato e ignorato», e protestando contro l'«impreparazione e inadeguatezza delle misure attuate» dal governo e dall'amministrazione regionale.

L'iniziativa è stata organizzata dal Fronte della gioventù comunista Venezia Mestre, che accusa i governanti di «anteporre gli interessi dei privati e dei grandi monopoli alla salute» e di aver fatto della didattica a distanza «la regolarità della scuola pubblica», mentre era nata come soluzione di emergenza. I manifestanti hanno evidenziato in particolare le esigenze degli studenti delle classi popolari e meno agiate: «L’arretratezza della rete internet, dei mezzi tecnologici, strutturali e amministrativi e le problematiche insite alla DAD stanno creando divari tra chi può permettersi una scuola di questo genere e chi no, con un abbandono scolastico sempre più accentuato, andando a creare un'istruzione di serie A e una di serie B».

Le richieste: classi di massimo 15 studenti, maggiori spazi, investimenti per l’edilizia scolastica, più docenti e un tracciamento dei contagi efficace; inoltre, chiarezza sull’esame di maturità e più mezzi pubblici per andare a scuola. Un altro tema trattato è quello dell'alternanza scuola lavoro: «I progetti di questo tipo sono continuati, mettendo a rischio la salute degli studenti».

Altre iniziative sono programmate per il 29 e il 30 gennaio, in concomitanza con lo sciopero generale e la giornata di mobilitazione indetti dai Cobas. «Nei limiti delle restrizioni anticontagio ci mobiliteremo per rivendicare i nostri diritti, esprimendo anche la massima solidarietà allo sciopero generale dei lavoratori».

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