Cronaca

Crolla una parete della stufa nuova di zecca: «Il rivenditore non vuole cambiarla»

Un 41enne ha acquistato la stufa che, dopo essere stata usata due volte, ha creato dei problemi

La parete della stufa crollata

A luglio del 2017 ha speso 4mila euro per una stufa da installare nel caminetto. Altri 1.200 ne ha pagati per il montaggio, prima di chiuderla con il cartongesso ha aspettato i quindici giorni di verifica come gli era stato richiesto, ma non ha fatto a tempo a godersela per un paio di volte, nel successivo mese di ottobre, che una delle pareti in ghisa, quella destra, è letteralmente crollata. Protagonista della disavventura, un 41enne di Eraclea. 

La risposta della società

Una staffa è stata saldata in modo sbagliato, a un paio di centimetri di distanza in più dalla parete crollata che doveva sostenere. L’acquirente, a quel punto, ha chiesto all'azienda che una stufa sostitutiva. «La società ha mandato un tecnico che si è limitato a sollevare la parete in ghisa e a dare un paio di martellate alla staffa - spiegano da Studio 3A, che assiste il 41enne -. Il cliente si è lamentato  e questa volta il rivenditore ha inviato a casa sua due tecnici che hanno proposto di procedere ad una riparazione montando una contro-staffa per colmare lo spessore mancante. Il cliente ha obiettato che si sarebbe trattato di un’aggiunta non conforme, con la conseguenza che, in caso di guasto o di mal funzionamento, la garanzia avrebbe potuto non rispondere, anche perché l'azienda non accettava di rilasciare una certificazione scritta in tal senso». 

«Pronti a fare causa»

Ultima proposta del rivenditore, continuano da Studio 3A, «far sostituire la staffa con due viti riconoscendo per il disagio – proposta peraltro solo verbale - 200 miseri euro all’acquirente, che però è rimasto fermo sulla sua richiesta di sostituzione della stufa». Ad oggi il 41enne starebbe ancora aspettando. «L’ultimo diniego è datato 13 novembre ed è arrivato dal produttore della stufa, il quale asserisce che “non ci sono i presupposti per sostituire il prodotto né tanto meno per il riconoscimento del deprezzamento del monoblocco” - concludono i legali -. Siamo pronti a intentare una causa civile». 

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