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Sfruttamento del lavoro e fatture false: nuova indagine sulle ditte in subappalto a Fincantieri

Operazione della guardia di finanza, misure cautelari nei confronti di 10 albanesi. Sottopagavano i connazionali ed evadevano le tasse. Eseguiti sequestri per 1,3 milioni di euro. Complice il "solito" consulente del lavoro, già coinvolto in altre indagini

Ancora sfruttamento del lavoro tra le ditte che operano in subappalto per la Fincantieri. La guardia di finanza ha portato alla luce un sistema simile a quello già scoperto nell'indagine del novembre 2019, stavolta attuato da persone di nazionalità albanese: titolari e amministratori di piccole imprese del settore della carpenteria metallica che sottopagavano lavoratori connazionali (ma anche alcuni italiani) e che poi "ripulivano" i guadagni illegali tramite un giro di fatture false. Gli indagati sono 14, di cui 10 destinatari di misure cautelari: 4 sono agli arresti domiciliari, 6 hanno divieto di dimora e interdizione dall'attività imprenditoriale.

Sono coinvolte 7 ditte che impiegavano in tutto 77 dipendenti: questi formalmente erano assunti in maniera regolare, ma erano retribuiti con il meccanismo illecito della “paga globale”, quindi sottopagati con un salario orario forfettario. In busta paga figuravano voci artificiose (anticipo stipendio, indennità di buono pasto, anticipazione Tfr, tredicesima) che in realtà non venivano erogate. Venivano sfruttati facendo leva sul loro stato di necessità, soprattutto perché avevano bisogno del lavoro per ottenere la proroga del loro permesso di soggiorno. I quattro arrestati (tra cui una coppia, marito e meglie) sono accusati anche di violenza privata perché in alcune occasioni avrebbero minacciato di ritorsioni altri indagati che, nel corso delle indagini, stavano testimoniando contro di loro.

Dopodiché, come detto, gli stessi titolari evadevano tasse e iva (per circa 6 milioni di euro complessivi) mediante un sistema di false fatture emesse da società cartiere: il tutto grazie alla complicità di un consulente di Noventa di Piave, Angelo Di Corrado, già coinvolto nella precedente indagine sui subappalti e anche in quella sui casalesi di Eraclea. Il suo studio si occupava materialmente di emettere le fatture, nonché di individuare stratagemmi per trasferire il denaro all’estero. La guardia di finanza, in esecuzione dell’ordinanza del gip del tribunale di Venezia su richiesta della procura, ha effettuato sequestri per un valore di 1,3 milioni di euro: otto immobili situati sulla terraferma veneziana, quote societarie, polizze assicurative, orologi di pregio (tra cui Rolex, Cartier, Hermes), una Porche Cayenne, conti correnti.

Nell'ultimo mese, seguendo un filone investigativo parallelo relativo alle ditte bengalesi, i finanzieri hanno eseguito ulteriori sequestri per un valore di 475 mila euro. In questo ambito è stato scoperto che le aziende impiegavano una macchina "clandestina" di timbratura del cartellino per far risultare orari di lavoro diversi da quelli reali. La macchina era stata acquistata dopo l’inizio delle indagini ed era nascosta nell’abitazione di una ex impiegata. Anche in questo caso sono emersi elementi di una frode all’Erario mediante di fatture per operazioni inesistenti, gestite sempre da Di Corrado, per un importo di oltre 1 milione di euro.

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