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Foto comando vigili del fuoco di Venezia

Foto comando vigili del fuoco di Venezia

Suicidio a Quarto D'Altino, 41enne si toglie la vita con il monossido

La tragedia nel garage della vittima, coinvolta in passato in un incidente. Per un periodo era finita in coma. Le sue attività ne avevano risentito

Dopo l'incidente stradale la sua vita era cambiata. In peggio. Era stato anche in coma dopo quello schianto con la moto in Croazia, che ha costituito una cesura decisiva per la sua esistenza. Lui, un 41enne di Quarto D'Altino, prima di finire in ospedale gestiva una pizzeria d'asporto che in sua assenza avrebbe preso la via del declino. Una strada impervia, tutta in salita, che dopo essere tornato in attività il malcapitato aveva tentato di percorrere comunque con tutte le proprie forze. Senza riuscirci.

Troppe le difficoltà, soprattutto a livello fisico. Ma anche economico. E, forse, anche nell'intimo il lento insinuarsi della depressione, vedendo che gli sforzi profusi non portavano ai risultati sperati. Nella serata di lunedì, ma per ora è impossibile capire quando con precisione, la decisione di farla finita nel garage della sua abitazione di Quarto D'Altino, mentre la compagna era in vacanza.

Il 41enne è salito a bordo della Y10 grigia custodita nel box e ha acceso il motore. Trovando la morte a causa delle esalazioni da monossido di carbonio. L'allarme è stato lanciato verso le 9 di martedì mattina da alcuni vicini, ma quando i sanitari del Suem e i vigili del fuoco sono intervenuti sul posto non hanno potuto far altro che constatare il decesso, sopravvenuto con ogni probabilità la sera precedente. I pompieri una volta che si sono avvicinati al garage hanno sentito che ancora l'auto era in moto, aprendo il portellone con un piede di porco. Dopodiché il veicolo è stato portato all'esterno, ma per il 41enne non c'era più nulla da fare.

Sul fatto che sia stato un gesto premeditato non ci sarebbero dubbi: la vittima avrebbe lasciato anche due messaggi scritti a mano rivolti ai propri familiari per spiegare le motivazioni del proprio gesto. Dopo quel maledetto incidente di ottobre 2012, infatti, la vittima era rimasta in coma per sei giorni, per poi dover superare tre lunghi mesi di fisioterapia. Purtroppo quella vicenda aveva avuto conseguenze a lungo termine, per il danneggiamento della trachea. Il 41enne quindi fino a febbraio di quest'anno, quando ha subito un intervento di ricostruzione, faceva fatica a respirare. Si stancava presto. E questo naturalmente si è riverberato nei rapporti con i familiari e nella gestione della sua attività. Una sensazione di impotenza che potrebbe aver instillato in lui i sintomi della depressione, da cui evidentemente non è riuscito a uscire. Fino al tragico epilogo.

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