L'appello: «Tamponi a tutti gli operatori che devono stare a contatto col pubblico»

Funzioni Pubbliche Cgil e Uil, Filcams e Trasportounito in campo per la sicurezza di operatori socio-assistenziali, delle case di cura, forze di polizia, guardie giurate, trasportatori

Guardia giurata, archivio

«È un bene che la Regione abbia deciso di fare il tampone a tutti gli operatori e professionisti della sanità - il governatore del Veneto Luca Zaia ha esteso il test anche agli amministrativi del comparto, e ai dipendenti in appalto. Ma per il sindacato Uil Fpl -, meglio coinvolgere anche altri operatori a contatto con le persone fragili e potenzialmente più attaccabili dal virus. Mi riferisco - dice il segretario della sigla Mario Ragno - al personale che lavora in assistenza domiciliare per i Comuni, che ha l’obbligo di continuare a garantire i servizi, e che in queste settimane ha lavorato in condizioni precarie e senza adeguati dispositivi - afferma Ragno -. Ma anche al personale della polizia locale e a tutte le forze dell’ordine». Sempre secondo l'aggiornamento Uil, «i tamponi effettuati fino ad ora al personale sanitario sono circa un migliaio. Verranno fatti a tutto il personale dipendente, in primis chi lavora al Suem 118, ai pronto soccorso, alle rianimazioni, nelle aree Covid dedicate, per poi essere esteso al resto dei sanitari e a tutto il personale». La Cgil torna a ricordare, «è necessario coinvolgere tutti i lavoratori degli appalti in aree sanitarie nei test con tampone. Sono iniziati anche i controlli delle attività produttive. Abbiamo chiesto di allargare il controllo ad altre tipologie di professioni a rischio, come la polizia municipale, gli addetti all'assistenza domiciliare del Comune, i lavoratori della raccolta dei rifiuti e quelli del trasporto pubblico».

Socio-assistenza

Dal momento che queste prestazioni devono essere garantite e non si possono fermare, spiega Ragno, bisognerebbe allargare la platea degli addetti da verificare, «per la loro sicurezza, ma anche di tutti noi, perché gli operatori rappresentano un potenziale veicolo di trasmissione del virus». Un appello arriva anche dalle strutture residenziali per gli anziani. In questo caso i dispositivi di protezione devono essere forniti dalle Ipab stesse, non è la Regione e non sono le Ulss ad occuparsene. «Ad oggi non ci risultano casi di Covid-19 tra gli ospiti dell’Ipab Mariutto e della residenza Riviera del Brenta di Dolo - scrive Cristina Bastianello Fp Cgil -. Questo ci rassicura. Ma non va abbassata la guardia. Nei nostri tavoli di confronto quotidiani con l’Azienda sanitaria – puntualizza la sindacalista - insistiamo sull’importanza dell’attenzione da rivolgere alle residenze per anziani. La decisione della Regione di effettuare il tampone a tutti i dipendenti di questi posti di lavoro è sicuramente un passo in avanti».

Vigilanza

Per il settore della vigilanza privata, Filcams Cgil Venezia denuncia «una mancanza quasi totale di sicurezza». Le guardie giurate, in questo momento in prima linea per il controllo degli accessi nei luoghi pubblici e privati, come i supermercati, gli ospedali, i pronto soccorso, le fabbriche, garantiscono lo svolgimento di molte fondamentali attività. «Non tutti vengono adeguatamente attrezzati per stare a contatto con le persone - dice Renato Giacchi della sigla -. Specialmente in quei posti dove le guardie giurate devono effettuare controlli avvicinandosi a meno di un metro dalle persone. Pensiamo ai controlli delle temperature corporee dei trasportatori che consegnano merce nelle attività. Chiediamo - conclude - che istituzioni regionali e Ulss non dimentichino il settore della vigilanza privata».

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Autotrasportatori

Infine a esprimersi sulla situazione che stanno vivendo sono gli autotrasportatori. «Siamo presenti in un’emergenza senza precedenti per assicurare al Paese il funzionamento di questo sistema logistico di approvvigionamenti e di spedizione delle merci senza il quale l’Italia oggi collasserebbe - scrive Trasportounito - Il Paese ci chiede sacrifici, ci definisce eroi, certo non al pari di quei medici o infermieri che ogni giorno rischiano in prima linea negli ospedali e nei pronto soccorso. Abbiamo una speranza: che il Paese non ci consideri d’ora in avanti eroi per caso, eroi per alcune settimane, per poi tornare a dimenticare i diritti e il ruolo di una categoria senza strumenti di tutela, in un quadro normativo che li pone alla mercè dello sfruttamento».

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