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Tamponi, archivio

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Tamponi rapidi di terza generazione: la Regione difende l'operato. Non si placano le polemiche

L'esposto del sindacato Cub: «Il documento del ministero che assimila i test a quelli molecolari contiene molte raccomandazioni prudenziali». Il presidente Zaia: «Il ministero li ammette per tutelare la salute pubblica»

Test rapidi e molecolari per la diagnosi del Covid 19: il dibattito non si placa. Neanche dopo l'aggiornamento del ministero della Salute sulle strategie di testing, ripreso dal responsabile delle Microbiologie del Veneto, il dottor Roberto Rigoli la scorsa settimana e che oggi, lunedì 11 gennaio, si è di nuovo espresso in merito, assieme al governatore Luca Zaia e alla dottoressa Francesca Russo, responsabile della prevenzione. La circolare ha equiparato test rapidi di terza generazione e tamponi molecolari, in contesti specifici. «Abbiamo aumentato la frequenza diagnostica (tampone ogni 4 giorni nelle case di riposo) per rafforzare lo screening degli operatori delle rsa, e per ridurre il rischio sanitario pubblico», hanno spiegato medici e governatore, in riferimento ai test rapidi.

«I test antigenici hanno tre livelli - ha detto Rigoli - La prima generazione, a saponetta, la seconda, con la banda fluorescente che sono andati un po' meglio, il terzo livello sono i test usciti da qualche mese che rilevano la positività in modo più sensibile. Il documento del ministero ci dice che l'approccio del Veneto è in linea e che ha anche anticipato questo orientamento, assimilando la diagnostica di tipo rapido e molecolare. Oggi stiamo valutando l'ultimo strumento dell'ospedale di Genova che dà risposta in tre minuti ed è di terza generazione». «Oggi, se abbiamo un test rapido negativo di fronte al caso con sintomi, che porta al dubbio, per la circolare si può procedere con un approfondimento diagnostico con tampone di terza generazione o con il molecolare, per dubbio clinico, ha spiegato la dottoressa Francesca Russo della Prevenzione regionale -. In ogni caso la circolare prescriverebbe un aumento della frequenza del test, per sicurezza, in caso di dubbio sulla negatività del tampone rapido». «È la strada seguita dalla regione quando ha introdotto il test ogni 4 giorni per gli operatori delle case di riposo», ha detto Zaia. «In una situazione di alta prevalenza, cioè di veloce circolazione del virus, la frequenza dei test è funzionale alla necessità di ridurre il rischio sanitario pubblico - ha concluso Russo. Anche i tamponi anche di prima generazione, fatti a distanza ravvicinata, avrebbero consentito comunque una più veloce individuazione dei contagi, secondo i medici.

«I tempi di lettura dell’esame sono brevi, ma la sensibilità e specificità dei test di prima e seconda generazione tendono ad essere inferiori a quelli del test molecolare e variano sensibilmente in funzione del momento di prelievo del campione. Nei casi in cui saggi antigenici rapidi di ultima generazione o test molecolare in Rt-Pcr non siano disponibili, o i tempi di risposta siano eccessivi, precludendone l'utilità clinica e di salute pubblica, si raccomanda il ricorso a test antigenici rapidi (...). La Foundation for Innovative New Diagnostics (Find) ha creato una piattaforma online con dati in continuo aggiornamento relativamente ai saggi per Sars-CoV-2 attualmente disponibili sin dalle prime fasi di sviluppo fino alla piena approvazione normativa. Il valore predittivo positivo e il valore predittivo negativo di un test dipendono dalla prevalenza della malattia nella popolazione target e dalle prestazioni del test, ed entrambe queste caratteristiche debbono essere prese in considerazione nella scelta di utilizzo di un test antigenico rapido», si legge nel documento del ministero della Salute che presenta una tabella con il grado di rischio a seconda della comunità di riferimento e la sensibilità del tampone.

Per questo, il sindacato Cub con la segretaria regionale Maria Teresa Turetta, ha chiesto «estrema prudenza: è in gioco la pelle dei lavoratori e cittadini veneti. Accogliamo con un certo stupore il giubilo nei titoli di alcuni media veneti sulle dichiarazioni del coordinatore delle Microbiologie delle Ulss venete (Roberto Rigoli) nell'ambito del contrasto alla diffusione della pandemia da Sars-Cov-2. La circolare che autorizzerebbe l'uso dei cosiddetti tamponi rapidi in alcune circostanze, in realtà non autorizza un bel niente perché quel documento ministeriale che noi abbiamo letto altro non è che un parere, che per giunta contiene parecchie raccomandazioni in senso molto prudenziale». Per questo Turetta ha annunciato, «un esposto che indirizzeremo a chi di dovere. Vogliamo capire quale sia l'iter autorizzativo e - ha concluso la segretaria - quali siano le somme in ballo per le commesse».

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