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Tsunami Mose, l'inchiesta si allarga ad altre decine di aziende

In Procura si lavora per far luce su ulteriori tangenti. Una tangente da 500mila euro lanciata dietro l'armadio all'arrivo della guardia di finanza

Si allargano le indagini sul sistema Mose. A finire nel mirino ora sarebbero anche decine di aziende non collegate direttamente al Consorzio Venezia Nuova ma che in passato potrebbeto aver goduto di appalti e di situazioni di favore. In Procura si controllano bilanci e fatture. Si cercano di ricostruire pagamenti e commesse. Queste aziende potrebbero quindi aver partecipato al sistema per occultare fondi neri che poi sarebbero diventati tangenti per politici e funzionari. Per ora il giro di mazzette ricostruito dagli inquirenti è di cira 25 milioni di euro, ma non si esclude che possa essere ben più esteso.

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Dall'ordinanza di arresto che ha portato ai domiciliari anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e l'ex assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, poi, saltano fuori anche storie perfino buffe. Nel caso di un controllo della guardia di finanza nella sede del Cvn, infatti, Claudia Minutillo, ex segretaria personale di Giancarlo Galan, racconta (lei infatti non era presente) durante un interrogatorio che un uomo di fiducia di Mazzacurata "aveva nel cassetto 500mila euro da consegnare, dissero, perché io non c'ero... Mi raccontarono 'pensa che c'era Neri che aveva nel cassetto 500 mila euro da consegnare a Marco Milanese per Tremonti, e li buttò dietro l'armadio'. La Guardia di Finanza - prosegue Minutillo nell'interrogatorio - sigillò l'armadio e la sera andarono a recuperarli".

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Sergio Santoro, presidente dell'Autority per la vigilanza sui contratti pubblici di lavoro, intervistato da Radio24 ha dichiarato che una segnalazione a Governo e Parlamento sulle stranezze e i ritardi degli interventi per la laguna di Venezia era già stata inviata nel 2007. "Il punto è - ha spiegato - che la legge sul Mose è una legge antica, è di trent'anni fa, e contiene un coacervo di deroghe che sono ancora più gravi e più forti rispetto a quelle dell'Expo. Sono deroghe che attengono allo stesso affidamento dei lavori ed è qualcosa che incombe su Venezia da molti anni".

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