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Tav Venezia-Trieste: lo strappo politico degli 11 sindaci di centrosinistra

Nell'incontro tenutosi mercoledì tra le parti, è emersa la dura risposta del commissario Mainardi alle polemiche sollevate dai primi cittadini nei giorni scorsi: "Entro il 30 giugno la scelta"

Abbandona i toni morbidi il commissario per l'Alta Velocità Venezia-Trieste, Bortolo Mainardi, rispondendo, nel corso dell’incontro tenutosi mercoledì 16 maggio alle ore 11.00 in sala conferenze della Provincia a Mestre, alle polemiche accese nei scorsi giorni dagli 11 sindaci di area centrosinistra firmatari  di una lettera di sfiducia a lui indirizzata martedì sera, nella quale si chiede un serio dibattito pubblico sul tracciato alternativo dell’Alta velocità-Alta capacità.

I primi cittadini di Roncade, Quarto d’Altino, Marcon, Portogruaro, San Stino, Fossalta di Portogruaro, San Michele al Tagliamento, Ceggia, Noventa di Piave e Cessalto chiedevano innanzitutto tempo, oltre i 15 giorni concessi da Mainardi a termine dell’incontro del 23 aprile, e la convocazione del gruppo di lavoro tra enti locali e Rfi.

Mainardi confessa di sentirsi quasi tradito, teme di rimanere intrappolato nelle reti di una politica pronta a fare dietro-front pur di non assumersi delle responsabilità e mette, dunque, i primi cittadini con le spalle al muro. L’architetto ha deciso che non vi saranno nuovi incontri, almeno fino a quando i consigli comunali dei territori coinvolti non avranno messo nero su bianco la loro scelta: o il tracciato a ridosso delle spiagge o il tracciato a ridosso della ferrovia. Si dimostra disponibile ad attendere massimo fino al 30 giugno, se non otterrà le risposte richieste, sarà costretto a registrare il disaccordo sull’ipotesi alternativa, dunque la validità del tracciato litoraneo.

Non è, tuttavia, soltanto Mainardi il boccone sul quale gli 11 primi cittadini hanno scelto di affondare il proprio dente avvelenato. Francesca Zaccariotto (assente, per problemi personali, all’incontro di mercoledì, sostituita dal vice Dalla Tor e dall’assessore Grandolfo) è ritenuta incompatibile nel ruolo di coordinatrice dei lavori preparatori, per il suo doppio incarico di presidente della provincia di Venezia e di sindaco di San Donà. Ad essere contestata, in particolare, la previsione di una fermata Tav a San Donà di Piave.

Pronta la risposta ufficiale della Zaccariotto: l’ipotesi sarebbe emersa, precisa, “In occasione dell’ultimo ultimo incontro del 23 aprile a Mestre con i sindaci, coordinato dalla Provincia”, “illustrata nella relazione del dott. Comin dell’Rfi, come si può leggere nel verbale. La fermata di San Donà è stata prevista nella tratta Mestre – Monfalcone proprio perché il Comune di San Donà di Piave ha già previsto i lavori per la metropolitana di superficie”.
Lo stesso Mainardi, intervenendo nell’incontro di mercoledì, ha precisato: “Non c’è ancora alcuna fermata a San Donà perché quelle sono scelte successive, dettate dal mercato”.

La riunione si è conclusa senza che sia stata presa alcuna decisione. Tuttavia pesanti sono stati i suoi lasciti dal punto di vista politico, avendo decretato il sostanziale strappo degli 11 sindaci dell’area di centrosinistra.

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