Profughi, Morcone: "Non sia tema politico, i sindaci siano d'aiuto"

Tavolo regionale in prefettura giovedì. Documento Anci in cui si chiedono a Ca' Corner i numeri dell'ospitalità. Zaia: "In Veneto 6.540 migranti". Il patriarca Moraglia chiama a raccolta i parroci veneziani: "Generosità"

Un faccia a faccia a dir poco atteso, non solo per il fatto che in Veneto gli arrivi di migranti continuano, ma anche perché l'argomento profughi è deflagrato sulla stampa mondiale. Diventando argomento obbligato di tg e quotidiani anche oltre frontiera. Per questo giovedì pomeriggio al tavolo di coordinamento regionale convocato dal prefetto di Venezia Domenico Cuttaia per fare il punto della situazione c'era una presenza mediatica importante.

Tanto più che in laguna è arrivato anche il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento sull'Immigrazione: "E' un errore e credo stia emergendo in maniera chiarissima ritenere il problema dei migranti una questione strettamente politica - ha dichiarato ai giornalisti prima di entrare in prefettura - La vicenda ungherese, quella macedone, quella serba mettono in primo piano un problema che non è un problema di microlocalità locali che siano del Veneto o di altre regioni italiane, è un'emergenza che investe l'Europa per il quale noi dobbiamo fare la nostra parte, non potremo sottrarci a fare la nostra parte. Secondo me - ha aggiunto - ha poco senso fare dei migranti una battaglia politica mentre la strada giusta è quella di riappropriarsi del protagonismo del ruolo dei sindaci e del ruolo che gli elettori gli hanno dato condividendo e proponendo le soluzioni assieme a noi. L'agenda Junker - ha concluso Morcone - ha fatto fatica ad arrivare al traguardo fissato per ottobre, ma probabilmente alla luce di quanto avviene ora avrà un restiling, un cambiamento con una consapevolezza maggiore, io spero, con un maggiore coinvolgimento del Nord Europa e una revisione della relocation delle quote di persone negli altri paesi comunitari".

A CONETTA SPUNTANO LE TENDE, IL SINDACO VIETA IL CAMPEGGIO

L'appello dunque va soprattutto ai sindaci, che vengono così invitati a superare le proprie prese di posizioni negative (tre quarti sono i Comuni in Veneto che non offrono ospitalità a migranti) e a favorire un'ospitalità "diffusa" in grado di inertizzare ogni conseguenza negativa che ogni grande assembramento di persone porta con sé. Critico, come sempre del resto sull'argomento, il presidente del Veneto Luca Zaia: "In Veneto gli immigrati presenti sono 6.540 e sono transitati in 16.282 e la quota totale che ci spetta è di 7.890 - Sull'immigrazione noi abbiamo ribadito le nostre perplessità, siamo pronti ad aiutare donne e bambini e le persone che scappano dalla morte ma non sicuramente persone che arrivano con l'iPhone e le cuffiette in perfetta forma fisica e di cui due su tre non sono profughi. Durante la riunione si è poi chiarito una volta per tutte che la Regione non ha ruolo di coordinamento perché non è previsto per legge. La situazione si è chiarita - ha sottolineato Zaia - perché l'Anci del Veneto ha finalmente presentato un documento con il quale chiede alla Prefetture di indicare il numero di migranti da accogliere, è la prova provata di quanto sostengo, ovvero se i Comuni vogliono accogliere e sono in grado di farlo lo scelgono loro così come se decidono di non fare nulla". Per Zaia la novità è il documento dell'Anci: "Poi non so - ha concluso - se questo documento è condiviso da tutti i sindaci".

Si è parlato anche di centri di identificazione ed espulsione (Cie): "In questo momento, a me non risultano parametri tali che determinino la necessità di realizzarne in Veneto - ha spiegato Morcone - Il Cie non è che un oggetto simbolico, un'esigenza che nasce da dati e condizioni che creino la necessità di disporre di questa struttura. Se tale esigenza emergesse in futuro da nuovi dati delle forze di polizia, faremo la nostra parte. Ma, di certo, non ne facciamo la nostra bandiera, anche perché comporta costi di non poco conto". "Anche gli hub provinciali - ha concluso - al momento sono superati, perché si va verso un'accoglienza diffusa".

Della bontà del sistema di accoglienza diffusa ha parlato anche Jacopo Massaro, sindaco di Belluno, anche lui presente al vertice: "Da noi l'abbiamo messa in pratica, e non ci sono particolari problemi di gestione: a oggi, i reati sono pari a zero". "Ciò non vuol dire che siamo contenti e che chiediamo che ce ne mandino altri diecimila - ha specificato - Semplicemente abbiamo chiesto ai prefetti Morcone e Cuttaia che ci sia un coinvolgimento serio e reale dei Comuni all'interno dei paletti della gestione e non che, come accade oggi, i Comuni siano teoricamente semplici spettatori dei rapporti tra prefetti e cooperative". Massaro ha quindi aggiunto: "Noi chiediamo di poter verificare quanto scritto nelle convenzioni e partecipare con i prefetti alla stesura dei bandi, per scrivere insieme i paletti da mettere. A Belluno, dove sono coinvolti dodici Comuni, abbiamo ad esempio detto assolutamente di no agli assembramenti, puntando sull'ospitalità solo in piccoli appartamenti privati, con sei-sette persone al massimo e l'obbligo di organizzare corsi di italiano e di cultura locale".

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Sul tema è intervenuto anche il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che in una lettera ha chiesto ai parroci del Veneziano "un concreto e intelligente scatto di sensibilità e generosità". "Non è possibile ignorare e tralasciare la vastità e la portata della tragedia umana che si riversa quotidianamente sull’Italia e sull’intera Europa - si legge in una sua lettera - l’accoglienza è un imperativo. Le notizie drammatiche di chi ha trovato la morte durante la traversata in mare o nascosto all’interno di un tir – ma chissà quante altre morti a noi rimangono ignote – ci consegnano la disperazione di tante persone e tanti popoli. E ci fanno capire che tali vicende non sono l’emergenza di un “momento”, ma una tendenza destinata ad accompagnarci per anni. Torno ad auspicare un intervento della politica “alta”, equilibrata e saggia urge un nuovo strumento legislativo in grado di rispondere alle dimensioni epocali assunte dal fenomeno migratorio. Desidero rivolgermi in modo particolare ai nostri parroci e alle nostre comunità sollecitando uno speciale, concreto e intelligente “scatto” di sensibilità e generosità, facendo riferimento alle strutture caritative e di volontariato nostre o di altri. Realtà che quotidianamente offrono servizi attraverso centri d’ascolto, mense e dormitori dove stranieri e anche italiani in difficoltà si rivolgono per un aiuto. Proprio secondo questa logica, si è voluta con forza la mensa-dormitorio Papa Francesco di Marghera, superando non poche difficoltà burocratiche e ambientali".

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