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Tiziana Di Masi sul palco dello spettacolo

Tiziana Di Masi sul palco dello spettacolo

Il teatro approda sulle spiagge per contrastare i venditori abusivi

Una performance - inchiesta che mira a sensibilizzare i consumatori, a Chioggia e Jesolo va in scena "Tutto quello che sto per dirvi è falso"

Orologi e occhiali da sole delle migliori marche, tessuti, monili e giocattoli venduti a prezzi stracciati; pochi euro e la gente (molta, non tutta) crede di aver fatto l’affare della vita: il fenomeno dei venditori abusivi sulle spiagge è ormai fuori controllo e ha raggiunto lo status di piaga sociale. Ma si tratta di falsi, tarocchi, prodotti spesso nocivi per la salute, il cui giro d’affari è gestito – con lauti guadagni – dalla malavita organizzata. Ma se le istituzioni non riescono a dare l’allarme e a far breccia nelle persone, ci prova la cultura a smuovere le coscienze. È con questo intento che “Tutto quello che sto per dirvi è falso”, il primo spettacolo di teatro civile anticontraffazione mai realizzato, scritto dal giornalista Andrea Guolo e interpretato da Tiziana Di Masi, esce dai teatri e va direttamente nelle spiagge venete e incontra la gente per cercare di educare e sensibilizzare i cittadini contro la “piaga del falso”, raggiungendo le migliaia di turisti italiani e stranieri che in estate popolano i nostri litorali. Il progetto – sostenuto con forza da Regione del Veneto, Tavolo Veneto della Moda (Confindustria, Confartigianato, Cna, Confcommercio e Confesercenti del Veneto) e Unioncamere Veneto, e patrocinato dalla Commissione Europea e Mise, raggiungerà le località di Chioggia il 31 luglio e Jesolo il 2 agosto.

Che i venditori ambulanti si siano moltiplicati sulle spiagge italiane e venete è un dato di fatto. Solo che negli ultimi tempi la situazione sta degenerando, con scontri sempre più frequenti, anche fuori dagli arenili, con le forze dell’ordine, a suon di risse e manganellate. Enti e istituzioni hanno cominciato a muoversi, ma di soluzioni ad oggi non ne sono state trovate. Il fatto è che non si tratta più del semplice “Vu’ cumprà” che vaga solitario tra gli asciugamani, ma di vere e proprie bancarelle abusive attrezzate piazzate vicino agli ombrelloni con in vendita “di tutto e di più”, in grado di attirare centinaia di turisti in cerca dell’articolo desiderato a prezzi bassissimi. Ed è proprio qui che si deve intervenire: non solo su chi vende, ma anche e soprattutto su chi compra, sulla “testa” e sulla sensibilità delle persone.

Ed è la mission che si propone “Tutto quello che sto per dirvi è falso”: attraverso una performance - inchiesta che entra nelle pieghe del business dei “falsi”, ricostruendo la “filiera del dolore” controllata dalle mafie, lo spettacolo vuole parlare alle coscienze, per far crescere la consapevolezza di dover evitare l’acquisto di merce che è non solo falsa, ma anche altamente nociva da un lato per l’economia delle aziende italiane, dall’altro per la stessa salute dei cittadini. Continuando ad alimentare questo business (“cosa vuoi che sia, sono pochi euro, così gli do una mano a prendersi da mangiare”) si portano solamente denari nelle casse delle mafie, che controllano il fenomeno dei venditori ambulanti prosperando su di esso. Basti pensare che il giro d’affari della contraffazione, che soltanto in Italia è stimato a 6,9 miliardi di euro, sottrae 110mila posti di lavoro regolari all'anno e, nel mondo, costringe 115 milioni di bambini sotto i 14 anni a lavorare invece di andare a scuola. Solo rifiutando tutto ciò e capendo l’importanza di difendere il valore della comunità, la sicurezza dei consumatori, la difesa della legalità, il senso del made in Italy avremo fatto qualcosa di importante per noi, per il nostro Paese e in fondo anche per gli ambulanti stessi, a loro volta vittime di un terribile giogo.

“Con questo spettacolo voglio comunicare i danni sociali causati dalla più subdola e redditizia attività delle mafie - spiega Tiziana di Masi - È subdola perché mascherata da una presunta accettabilità sociale che va invece scardinata alla base, comunicando dalle persone che comprano il falso perché non lo ritengono un fatto grave, oppure perché sono convinti di dare un aiuto a chi lo vende, mentre chi ci guadagna davvero sono le mafie”.

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