Morti sul lavoro, Spisal in rivolta: «Assunzioni con gli incentivi dei dipendenti»

Personale all’osso. Accertamenti superficiali e poco efficaci. Gli infortuni hanno superato in Veneto la soglia dei 50.000 nell’estate del 2019. Fp Cgil annuncia lo sciopero

Cantiere edile, archivio

I mesi passano, gli incidenti sul lavoro hanno superato in Veneto la soglia dei 50.000, nell’estate del 2019, ma i tecnici Spisal (Servizio prevenzione, igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro) non aumentano. A poco sembra valso l'impegno sottoscritto dalla Regione, nel maggio 2018, a varare un piano per rafforzare l'apparato di controllo. Il personale, secondo Cgil «è all'osso» e le 25 assunzioni sono state fatte «attingendo al fondo incentivante, scippando sostanzialmente i lavoratori di una quota di retribuzione». Dopo l’esito negativo dell’incontro in Prefettura, venerdì a Venezia, dove «le controparti non si sono nemmeno presentate - scrive la Funzione Pubblica Cgil - i lavoratori si preparano allo sciopero per i prossimi giorni».

Carenza critica

«Permanendo comunque una situazione critica – spiega Sonia Todesco, segretaria regionale Fp Cgil – sta diventando un problema enorme la formazione dei neo assunti e in diverse Ulss è praticamente impossibile garantire, con il personale in servizio, l’affiancamento dei nuovi tecnici. Il numero di controlli, fissati dal piano regionale 2018-2020, diventa raggiungibile solo a scapito della qualità. Le ispezioni diventano veloci, si è costretti a privilegiare contesti facili e lo scopo prevenzionale dell’attività di vigilanza, in sostanza, diventa impossibile da raggiungere».

L'importanza dei servizi

I 140 addetti dovrebbero infatti effettuare 21.000 interventi all’anno (5% delle imprese), ossia 150 accertamenti a testa. Il che significa poco più di una giornata per intervento: «un tempo assolutamente insufficiente per procedure complesse di prevenzione, che in imprese grandi e articolate richiede anche settimane. Una beffa inaccettabile utilizzare le risorse del fondo incentivante, anziché il budget per il personale, per assumere i nuovi tecnici. Due – dice Todesco - i profili contestati: il primo riguarda la legittimità dell’operazione. Il secondo si riferisce alla scarsa rilevanza che questi servizi, e gli operatori che vi lavorano, assumono per la Regione Veneto. Chiedere agli operatori sempre più “numeri in vigilanza”, togliendo loro riconoscimenti, non sembra una grande mossa gestionale finalizzata a motivare la qualità di questi servizi».

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