A Conetta lo spazio non basta, spuntano le tende nell'ex base

Nell'ex compendio militare quattro strutture già allestite, tre in fase di montaggio. Le proteste dei profughi e dei residenti intanto continuano

Non c'è solo l'area dormitorio nell'ex base missilistica di Conetta. Ora ci sono anche le tende. Tante. Perché sono sette le strutture da campo in allestimento all'interno dell'ex compendio militare che quindi con ogni probabilità saranno destinate a ospitare i migranti che non troveranno spazio "tra mura". Quattro martedì pomeriggio erano già pronte, le rimanenti invece erano in fase di montaggio in vista di un loro prossimo utilizzo. Dunque ci si avvicina sempre più a una piccola "tendopoli" in salsa veneziana, dopo quelle allestite in altre regioni italiane per fronteggiare l'emergenza sbarchi.

Un'emergenza che però è destinata a continuare almeno finché il meteo reggerà, dunque anche a settembre la prefettura sarà con ogni probabilità impegnata a trovare nuovi posti letto per ospitare i migranti. Lunedì i profughi alloggiati nella base di Conetta avevano espresso tutte le proprie rimostranze agli agenti di polizia posizionati nella piazza di Conetta, lamentandosi della mancanza di sapone e della qualità di alcuni cibi.

Nei giorni scorsi il sindaco Alberto Panfilio aveva espresso perplessità anche per l'arrivo nella base a più riprese di alcune donne che pare dormano nello stesso stanzone con gli altri giovani. Di più. Di fronte al prefetto Domenico Cuttaia lunedì mattina, in occasione della prima riunione della cosiddetta "cabina di regia" per fronteggiare l'emergenza immigrazione, il primo cittadino di Cona aveva ribadito come niente sia stato fatto per alleggerire il peso dell'ospitalità che in questo momento grava sulle spalle del piccolo Comune veneziano, di fronte anche a un documento dell'Ulss14 di Chioggia secondo cui il numero limite per garantire ai migranti una vita dignitosa sarebbe stato superato da un pezzo.

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Per questo motivo è sul piatto, come ufficializzato durante la stessa riunione, l'ipotesi di un trasferimento di poco meno di un centinaio di profughi in una vicina caserma di Chioggia. Una brutta gatta da pelare per il prefetto Cuttaia, che continua a non poter contare sulla collaborazione dei sindaci, senza quindi la possibilità di mettere in atto quella accoglienza diffusa che permetterebbe di rendere la questione più sostenibile. Per tutti.  

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