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Venerdì, 26 Novembre 2021
Cronaca Marghera

Tensione tra polizia e studenti fuori dalla protezione civile di Marghera

Gli attivisti hanno manifestato "ad alta voce" oggi durante il punto stampa del presidente Zaia

Gli studenti hanno scelto il piazzale esterno della sede della protezione civile, a Marghera, per far sentire la propria voce, alzando il volume della protesta durante il consueto punto stampa del governatore Luca Zaia. Tenuti a distanza dalle transenne della polizia, hanno sfruttato l'impianto audio per "disturbare" lo svolgimento dell'incontro e ribadire le loro ragioni: principalmente la contrarietà alla didattica a distanza, gli spazi e i trasporti non adeguati, temi che già da mesi sono alla base delle contestazioni di tanti gruppi studenteschi e anche delle famiglie.

Un breve momento di tensione si è verificato quando gli agenti della polizia, in tenuta antisommossa, sono avanzati verso i manifestanti e li hanno fatti indietreggiare con l'obiettivo, sembra, di spegnere le casse. «Un attacco grave che ha tentato di limitare la nostra libertà di manifestare il nostro dissenso», hanno protestato gli studenti. Lo scontro è durato pochi minuti.

Dalla sala conferenze Zaia ha commentato: «La manifestazione è sacrosanta, è il sale della democrazia. Abbiamo ospitato molte manifestazioni in questi mesi ma ricordo che sulle scuole c'è un accordo nazionale che prevede il 70% della didattica in presenza: sono temi di cui si può discutere, ma la scuola è una realtà gestita in toto dal governo. Ieri abbiamo dato disponibilità ad un incontro con gli assessori Donazzan, De Berti e Lanzarin, ma ci hanno detto che non era necessario». Gli studenti, infatti, hanno definito la proposta di incontro «una provocazione».

«Quando si ignorano i bisogni di studenti e studentesse, - spiegano i manifestanti - succede che gli autobus non vengono aumentati, quei pochi che ci sono prendono fuoco (il riferimento è all'autobus finito in fiamme nei giorni scorsi a Codevigo) e di conseguenza ogni giorno, tra Covid e scarsa manutenzione dei servizi, la nostra salute non viene tutelata. Chiediamo di essere ascoltati, chiediamo che vengano fatti investimenti che ci permettano di ritornare a scuola realmente».

Gli attivisti insistono proprio sulla necessità di «fare gli investimenti giusti» per assicurare più spazi, più mezzi e più sicurezza, e per garantire una didattica dignitosa. Il tutto dopo un anno e mezzo di scuola a giorni alterni, di disorganizzazione, di percentuali di frequenza in presenza che schizzano su e giù. E ora una tendenza all'aumento dell'abbandono scolastico. «Abbiamo indetto la mobilitazione dopo l'ok del governo alle scuole al 100%, puntualmente seguita da un rimpallo di responsabilità tra gli enti. La verità è che manca la volontà di cercare soluzioni».

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