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Tentò di rapire la nipotina dell'ex, condannata: scattano le manette

Una 38enne del Salese dovrà scontare quasi nove anni di detenzione. Nel 2004 con un complice cercò di sequestrare una bimba a Cadoneghe

Dieci anni fa tentò di sequestrare il nipotino dell'ex compagno, un bimbo di soli tre anni, per far pagare all'uomo la fine della loro relazione. Ora, però, i nodi anche a livelo giudiziario sono arrivati al pettine e una 38enne, A.T., già con precedenti penali, è stata arrestata dai carabinieri della stazione di Mirano per scontare una pena di quasi nove anni di reclusione. E' stata infatti condannata in secondo grado per tentato sequestro di persona a scopo di estorsione in concorso. Possibile il ricorso in Cassazione.

La vicenda risale al 2004 a Cadoneghe, nel Padovano. Proprio ai confini con il Salese. Lì la donna organizzò il sequestro del nipote dell'ex fidanzato, di famiglia benestante, per vendicarsi del fatto di essere stata lasciata al termine di una burrascosa relazione sentimentale. Di più. I rapporti con la madre della piccola non erano buoni e la 38enne aveva bisogno di soldi per alcune cure cui sottoporsi da un chirurgo estetico. In questo modo sarebbe riuscita a entrare in possesso della somma che le serviva. Il bimbo allora aveva tre anni e mezzo, sempre al centro delle attenzioni della sua famiglia che conduceva con profitto un'impresa edile. Lo zio (l'ex fidanzato della donna) era legatissimo al nipotino, per questo la condannata ha cercato di colpire l'ex su ciò che aveva di più caro.

A quel punto serviva qualcuno che potesse portare a termine il rapimento: la donna quindi ingaggiò un amico (il nuovo compagno allora residente a Pianiga) senza troppi scrupoli, che con tanto di passamontagna riuscì al tempo a intrufolarsi nell'abitazione della madre del bimbo. Monica Zampieri, originaria di Mirano e deceduta per malattia nel 2012. L'intruso cercò di immobilizzare la donna, spiegandole che qualcuno si sarebbe fatto sentire in serata al telefono fisso di casa. Dopodiché il tentato sequestro. All'esterno la complice 38enne attendeva con il motore dell'auto acceso e il bagagliaio aperto. Tutto stava filando liscio per la coppia criminale, non fosse che la madre, presa dalla disperazione, riuscì a liberarsi dalla stretta dei legacci improvvisati con cui era stata immobilizzata opponendo poi resistenza nei confronti del rapitore. Strappò letteralmente il figlio dalle mani del malvivente, il quale riempì di botte in modo selvaggio la donna, soccorsa con il volto completamente tumefatto. In quel caso l'amore di una madre si dimostrò più forte di quell'uomo alto un metro e ottanta e piuttosto robusto. Il malvivente, infine, scappò a mani vuote.

La condanna in secondo grado per A.T. è arrivata dieci anni più tardi, nel 2015. E' stata dichiarata in stato di arresto per tentato sequestro di persona a scopo di estorsione. Considerate le sue difficili condizioni di salute, la donna è stata sottoposta ai domiciliari nella propria abitazione di Caselle di Santa Maria di Sala, con numerose prescrizioni da rispettare.

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