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In Veneto il 50% di chi entra in terapia intensiva muore

Il coordinatore regionale del 118 Paolo Rosi ha tracciato il quadro dei ricoveri nel corso del punto stampa del governatore Zaia

Da una settimana l'occupazione delle terapie intensive per covid degli ospedali del Veneto è stabile. Una situazione in miglioramento rispetto al recente passato, ma comunque di forte pressione ed emergenza: se è vero che ogni giorno escono dalla terapia intensiva una media di 25 pazienti,  identico è il numero di chi invece entra nel reparto di Rianimazione. «Un afflusso del genere è critico», ha sottolineato oggi il dottor Paolo Rosi, coordinatore regionale del 118, nel corso del punto stampa del governatore Luca Zaia dalla sede della protezione civile di Marghera.

Ogni 200 positivi, uno entra in terapia intensiva

Le percentuali sono ormai fisse da più di un mese. Ogni 200 persone positive, una finisce in terapia intensiva: questo significa che se nelle ultime 24 ore, da bollettino di Azienda Zero, in Veneto sono stato registrati 3600 nuovi casi, 14 di loro entreranno in terapia intensiva, mentre un centinaio in totale saranno ricoverati in ospedale. La frequenza non è casuale. Così come non è casuale che una parte dei pazienti sviluppi un quadro clinico estremamente grave e finisca in terapia intensiva, dove le condizioni di salute non sono facilmente trattabili. Rosi non usa mezzi termini: «La gente deve capire la gravità della situazione: la percentuale di chi sopravvive alla terapia intensiva è del 50%. Il coronavirus è una malattia con un alto tasso di mortalità».

Quando i pazienti entrano in terapia intensiva, ci rimangono a lungo. Rosi ha specificato che i meno gravi restano circa 15 giorni, ma escono dal reparto con una grave debilitazione. C'è poi chi resta 20 giorni o più, costretto a interventi gravosi. Un appunto lo ha fatto anche sull'età media di occupazione delle terapie intensive: oggi metà dei pazienti ha più 70 anni, ma l'altra metà meno, ci sono pazienti da 60, 50 e 40 anni; se è vero che i più anziani hanno una probabilità di sopravvivere più bassa, è vero anche che ci sono 50enni e 60enni che muoiono. Quindi l'appello, doveroso: «I ricoveri devono diminuire e lo possono fare solo se calano i contagi. Mantenete sempre le distanze di sicurezza e indossate i dispositivi di protezione».

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