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I presunti terroristi restano muti: "Dicono di non c'entrare col progetto di un attentato"

Conclusi gli interrogatori. Sono durati poco, visto che i sospettati kosovari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il prefetto Boffi: "Contromisure? Apertura e solidarietà"

Si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere, al pari degli altri arrestati. Si è conclusa la girandola di interrogatori nei confronti dei presunti Jihadisti finiti in manette nella notte tra mercoledì e giovedì in 2 appartamenti veneziani al termine di un'operazione congiunta di carabinieri e polizia. Sabato mattina il giudice per le indagini preliminari ha interrogato il 17enne kosovaro del gruppo, convalidando il suo fermo. Il giovane si trova nel carcere minorile di Treviso e, almeno secondo quanto si intuisce dalle carte dell'inchiesta, sarebbe stato uno dei membri del gruppo più attivi nell'inneggiare allo Stato Islamico.

AUDIO - L'intercettazione della bomba a Rialto

E' lui a parlare di una bomba a Rialto, così come sarebbe stato lui a rompere i rapporti con alcuni parenti a causa delle sue posizioni fondamentaliste. Sia lui, sia Fisnik Bekaj, ristretto nel penitenziario di Santa Bona, sempre nel capoluogo della Marca, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. In attesa che gli avvocati difensori leggano le carte dell'inchiesta. Con ogni probabilità la battaglia si sposterà al riesame. I quattro, infatti, si dicono estranei a ogni progetto di attentato terroristico. Anche se gli inquirenti hanno intercettato conversazioni e monitorato la loro attività social, costellata di video e audio inneggianti allo Stato islamico e contro gli "infedeli". Bekaj ha spiegato di essere in Italia da 7 anni e di essersi sempre mantenuto facendo il pizzaiolo.

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L'attenzione si sposta gioco forza anche sui luoghi frequentati dagli arrestati: la sede culturale islamica di via Fogazzaro a Mestre, dove è stato visto uno dei kosovari pregare in passato, è nel mirino del Comune per il mancato rispetto della destinazione d'uso dell'immobile (che dovrebbe essere commerciale). Il suo futuro dipenderà proprio da Ca' Farsetti, che dovrà decidere il da farsi per il mancato rispetto delle prescrizioni. Potrebbe anche scattare la chiusura.

L'INTERCETTAZIONE DELLA BOMBA A RIALTO - AUDIO

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Nello stesso tempo è il prefetto Carlo Boffi, intervistato dal Corriere del Veneto, a lanciare un messaggio di apertura. No a ghetti e banlieu, la ricetta italiana contro il terrorismo dovrebbe passare, secondo il titolare di Ca' Corner, attraverso accoglienza e solidarietà. Continuano nel frattempo le indagini degli inquirenti, anche attraverso l'analisi di pc e smartphone sequestrati negli alloggi in cui vivevano arrestati e indagati (per 3 di loro è scattato l'iter per le espulsioni): per i 4 finiti in manette l'attività di proselitismo "digitale" era considerata fondamentale. 

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