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Cellula terroristica a Venezia, i vicini di casa: "Persone normali, mai avrei pensato..."

In uno dei 2 palazzi del sestiere San Marco del blitz, Angelo Malandra si è trovato davanti le forze dell'ordine: "Mi hanno detto di rientrare. Gli arresti? Si comportavano come tutti"

Gente che sapeva non dare nell'occhio. Parlavano tra di loro e tra di loro rimaneva il convincimento che la via maestra fosse quella dello Stato Islamico. Senza compromessi. Per il resto, però, si comportavano come degli autentici bravi ragazzi. "Anche perchè, attirare l'attenzione su di sé sarebbe stato controproducente", è stato spiegato in conferenza stampa. Si tratta di Fisnik Bekaj, 25enne, Dake Haziraj, 26enne, e Arjan Babaj, 28enne, le persone arrestate per essere sospettate di aver costituito una cellula jihadista in centro storico a Venezia. Con in più un 17enne sottoposto a fermo. Assieme ad altri amici (nei 2 appartamenti in cui si sono insinuate le forze dell'ordine con un blitz alle 4 di mattina c'erano altre persone, allo stato indagate) dialogavano sull'Islam e su quanti miscredenti ci fossero a Venezia. Condividevano l'idea di farsi saltare a Rialto, o di usare armi bianche.

Anzi, si informavano e si autoaddestravano per azioni del genere. Di tutto questo, però, gli inquilini del palazzo in cui vivevano alcuni degli arrestati, in una posizione piuttosto defilata, non certo di passaggio, non avevano avuto alcun sentore. "Sono uscito a controllare verso le 4.20 di giovedì - racconta Angelo Malandra, che è anche amministratore di condominio - vedevo la luce accendersi e spegnersi e ho pensato a un malfunzionamento del timer. Una volta uscito mi sono trovato davanti alle forze dell'ordine con passamontagna e armi. Mi è stato detto di rientrare in casa e così ho fatto. Ho sentito verso le 6 che se ne andavano. Non mi sembra ci siano state urla. Abito proprio al piano di sotto".

L'amministratore non può che dirsi perlomeno sorpreso: "Facevano degli orari diversi dagli altri perché facevano i camerieri - dichiara - non potevo immaginarmi qualcosa del genere. Anche perché non davano nell'occhio. L'affitto era intestato a una sola persona, tramite agenzia. Quindi non avevo grandi rapporti nemmeno da quel punto di vista". Ben più "rumoroso" deve essere stato il blitz nell'altro appartamento veneziano, in calle de la Mandola: la porta è stata buttata giù e all'interno (l'abitazione è stata posta sotto sequestro) è visibile tutto il trambusto causato dall'incursione delle forze dell'ordine. Dai locali in cui lavoravano come camerieri si preferisce non commentare. Intanto alcuni cittadini kosovari hanno reagito con stupore alla notizia dell'arresto dei loro connazionali: "Non li ho mai visti - racconta un giovane al market kosovaro di via Trento - Siamo in tanti qui tra Venezia e Treviso. Non abbiamo mai avuto sentore di qualcosa del genere".

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