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E' stato Felice Maniero a svelare il suo "tesoro": arrestato l'ex cognato e un broker

Quattro gli interrogatori sostenuti da Faccia d'Angelo a Venezia nel 2016. Dissidi con il "custode" dei soldi da riciclare l'hanno indotto a vuotare il sacco. L'ultima dazione nel 2015

Alla fine ha deciso lui di raccontare tutto agli inquirenti. Con ciò rendendo evidente che all'epoca dell'inizio della collaborazione con lo Stato qualcosa non era stato detto. O meglio, sui reati commessi Felice Maniero con ogni probabilità è stato esauriente (anche se il suo ex braccio destro, Silvano Maritan, ha dichiarato che qualche delitto sarebbe stato taciuto), ma su dove fossero finiti i soldi che era riuscito a far rientrare dalla Svizzera, no. Lì non aveva detto nulla. E' questo il "tesoro" che ora gli agenti della guardia di finanza del nucleo di polizia valutaria di Roma hanno sequestrato per equivalente. Si tratta di una villa di Marina di Pietrasanta, in Toscana, di 7 automobili e di una lunga serie di conti correnti e polizze. Valore totale poco più di 17 milioni di euro, ossia quei 33 miliardi di lire che costituivano una specie di "rendita" da cui attingere mano mano.

E' stato "Faccia d'angelo" a presentarsi in procura a Venezia e, nel corso di 4 interrogatori resi nel 2016, a raccontare tutto. Dei soldi che al tempo di rapine e traffico di droga dal Veneto partivano per la Toscana, con l'aiuto di alcuni famigliari, ora indagati. Due sono le persone arrestate e portata in carcere: si tratta del'ex marito della sorella di Maniero, Riccardo Di Cicco, 60enne di Fucecchio, e di un promotore finanziario, Michele Brotini, 48enne sempre di Fucecchio, che, secondo l'accusa, in questi anni avrebbe aiutato a reinvestire i liquidi derivanti dai traffici illegali stroncati nel 1994.

Anno in cui Felice Maniero iniziò a collaborare dopo il suo secondo arresto. Fece i nomi dei suoi complici. Ma dei soldi non disse granché. Fino al 2016, poiché i rapporti con l'ex cognato si erano oramai deteriorati. L'uno aveva detto all'altro di non avere più la disponibilità sufficiente per sostenere le richieste di danaro dell'ex boss. L'ultima dazione di denaro ad agosto 2015, non molto tempo prima dell'interrogatorio iniziale. Una condotta che i magistrati hanno ricostruito come lunga e articolata, che a un certo punto, secondo le parole dell'ex boss della Mala del Brenta, coinvolgono anche il promotore finanziario.

Maniero dichiara agli inquirenti che l'ultima volta che l'aveva visto era nel 2014, in un appartamento affittato da Di Cicco. L'aveva conosciuto una decina di anni prima. Una collaborazione che sarebbe quindi durata a lungo e che pone le basi per il reato contestato ai due arrestati: il riciclaggio di soldi ottenuti in modo illecito. Degli interrogatori che Maniero stava sostenendo di fronte ai magistrati naturalmente era alla conoscenza tutta la sua famiglia, sia la madre Lucia Carrain che la sorella Noretta Maniero. Quest'ultima all'inizio si sarebbe detta disponibile a collaborare con gli inquirenti. Poi una presunta retromarcia per la paura di vedersi sequestrare i beni. Per loro i magistrati non hanno richiesto alcuna misura, anche se al corrente del meccanismo di riciclaggio messo in piedi fin dagli anni Novanta da Maniero. Secondo lui i soldi passavano proprio per Lucia Carrain, partendo prima dalla villa di Campolongo Maggiore residenza dell'ex boss e poi per la Toscana. Delle 33 miliardi di lire che costituirebbero il "tesoretto" potenzialmente a disposizione di Maniero, dal 1994 al 2015 ne sarebbero tornate in tasca a "faccia d'angelo" solo 5 o 6. Ora tutto il resto è diventato carta straccia. Il giudice ha accolto le richieste dell'accusa, disponendo l'arresto e il trasferimento in carcere per Di Cicco e Brotini. Le manette sono scattate martedì mattina.

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