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Il duro lavoro dei pronto soccorso, avamposti nella lotta al coronavirus

La testimonianza degli infermieri del presidio ospedaliero di Camposampiero, che prendono in cura i pazienti nell'attesa di stabilire se andranno trasferiti nei covid-hospital

In queste settimane di emergenza sanitaria i pronto soccorso hanno continuato a lavorare come avamposti nell'accoglienza dei pazienti sospetti, costituendo un filtro per l'intero presidio ospedaliero. Tanti pazienti sono stati ricevuti, con sintomi anche seri, dopo essere arrivati autonomamente oppure trasportati in ambulanza, quindi stabilizzati e curati; dopodiché, a seconda dello sviluppo della malattia e del risultato del tampone, trasferiti eventualmente nei covid hospital. È ciò che avviene, ad esempio, al pronto soccorso di Camposampiero, in provincia di Padova: gli infermieri che ci lavorano (tra loro ci sono persone di Salzano, Mirano, Caltana, Martellago, Mestre, Noale, Dolo) hanno scritto una lettera, rivolgendosi ai cittadini, ricordando che tutto il lavoro effettuato fin qui è stato fatto «a spese di non poche energie psicofisiche, svolgendo tutte le attività necessarie con le sole nostre risorse».

«Tutti i membri dell'equipe del pronto soccorso di Camposampiero - scrivono - sin dal primo istante, con impegno, dedizione e professionalità, hanno fronteggiato questa emergenza». Tutti i provvedimenti e i protocolli messi in atto, ricordano, hanno avuto lo scopo «di garantire una massima risposta assistenziale per i pazienti sospetti, garantendo nel contempo la sicurezza a tutti quei pazienti che hanno necessità di assistenza ordinaria, oltre che a noi sanitari. Certo, questo è un periodo che lascerà il segno nelle nostre vite professionali; un periodo molto impegnativo e stressante, in cui ci sono stati richiesti sacrifici notevoli. Ci ricorderemo dei rientri, degli straordinari, delle reperibilità e delle ferie sospese, tutte cose a cui normalmente siamo soggetti ma che, ora più che mai, sono state all'ordine del giorno. Ma ricorderemo anche di come un gruppo di lavoro unito, formato da grandi professionisti, si è ancor di più compattato nei momenti difficili, facendo sì che anche quando eravamo vicini al collasso, insieme, siamo riusciti a garantire ai cittadini il nostro sostegno e la nostra competenza».

Ancora: «Ci ricorderemo del nostro direttore che si è adoperato per affrontare e gestire l'emergenza senza risparmiarsi, offrendo il suo prezioso contributo anche in prima linea. Ci ricorderemo del supporto offerto incessantemente dalla nostra coordinatrice, sulla quale ognuno di noi ha potuto sempre contare. Ci ricorderemo dei nostri medici, con i quali abbiamo il privilegio di collaborare, che anche in questo periodo sono chiamati ad offrire una risposta immediata alle esigenze cliniche dei pazienti, che spesso fanno la differenza tra la vita e la morte. Ci ricorderemo degli autisti soccorritori, chiamati anche loro a implementare la loro presenza per far fronte alle numerose richieste di intervento. Ci ricorderemo dei nostri operatori socio sanitari, che anche in questi momenti hanno dato il loro contributo, così come pure le nostre segretarie. E poi sì, ci ricorderemo di noi infermieri, straordinari professionisti, che con caparbietà e senso del dovere hanno affrontato ogni giorno lavorativo consapevoli del proprio valore, che proprio nei momenti più duri come questo, riescono ad offrire una risposta mirata ai bisogni del paziente, mettendo in atto tutte le competenze acquisite che generano poi enormi responsabilità».

«Riteniamo di non aver compiuto nessun gesto eroico, poiché, come professionisti dediti alla gestione delle emergenze/urgenze, svolgiamo quotidianamente il nostro lavoro consapevoli che esso ricopre un ruolo di importanza strategica nella società, e seppur apprezziamo moltissimo le manifestazioni di vicinanza da parte dei cittadini, che con i loro piccoli gesti ci ricordano che non siamo soli, ci auguriamo che in futuro, quando questa brutta parentesi sarà conclusa, venga riposta maggiore attenzione sulla professione sanitaria, soprattutto sulla troppo spesso bistrattata professione infermieristica, incredibilmente sottovalutata sia in termini di consapevolezza di ruolo che di riconoscimenti economici».

Alcuni degli infermieri impiegati al pronto soccorso di Camposampiero - poco meno di una decina - sono stati colpiti direttamente dal virus, restando contagiati e ammalandosi nelle scorse settimane. Sono stati messi in isolamento domiciliare, in attesa che i sintomi (tosse, spossatezza, assenza di olfatto e gusto) si esaurissero. In questi giorni alcuni di loro sono in attesa dell'esito del nuovo tampone, che determinerà se siano idonei o meno a tornare all'opera. Per almeno due settimane, però, questo ha comportato un maggior carico di stress per chi è rimasto al lavoro: «Fortunatamente - scrivono - per sopperire alle assenze ci sono stati inviati in supporto alcuni colleghi da altri reparti, insieme ai quali continuiamo a portare avanti la nostra mission. Noi quindi siamo sempre lì, dove la nostra professione ci chiede di essere, in prima linea come sempre, e adesso ancor di più. Naturalmente anche noi abbiamo le nostre paure: il pensiero più grande va sempre alle nostre famiglie, che loro malgrado sono esposte a un rischio indiretto, ma anche per loro svolgiamo il nostro lavoro con professionalità, impegno e passione. Certi che questo brutto periodo passerà, anche il pronto soccorso di Camposampiero si unisce all'auspicio nazionale: andrà tutto bene!».

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