Clienti in ritardo al rifugio, il titolare estrae una carabina e spara. Condannato

Fatto accaduto a Pasqua di 6 anni fa in un locale a Erto e Casso, provincia di Pordenone. Una famiglia di 5 veneziani si era rivolta ai carabinieri. Per il ristoratore 15mila euro di multa

Il gestore di un rifugio nel comune di Erto e Casso (Pordenone) è stato condannato a due mesi di reclusione, convertiti in 15mila euro di multa, per essersi reso responsabile del reato di minaccia aggravata. All'origine del processo a suo carico c'è un episodio avvenuto ormai quasi 6 anni fa: l'uomo sparò almeno un colpo di carabina ad aria compressa per spaventare una famiglia di veneziani che aveva prenotato per il pranzo di Pasqua nel suo locale. "Colpa" dei clienti, è stato accertato, era stata quella di giungere con notevole ritardo all'appuntamento. Lo riporta La Nuova Venezia.

Gli spari

La comitiva (composta da padre, madre, figlio e figlia con fidanzato) aveva riservato un tavolo il giorno prima. Poche ore più tardi avevano sofferto un lutto, rimanendo indecisi fino all'ultimo se recarsi al rifugio o meno. Per questo, hanno spiegato, si sono presentati in ritardo. Secondo i veneziani erano circa le 14.30 quando sono arrivati a Erto Casso. Il padre ha raccontato di essere stato accolto a male parole dal gestore, che era molto nervoso: quest'ultimo sarebbe entrato e uscito più volte dalla porta, quindi si sarebbe presentato con l'arma e avrebbe esploso due o tre colpi. Non puntando alla famiglia, comunque: una sorta di "gesto di avvertimento". A quel punto i cinque se ne sono andati e hanno denunciato l'episodio ai carabinieri di Cimolais.

Il gestore: "Legittima difesa"

Diversa la versione dei fatti fornita dal condannato, che comunque ha ammesso di aver sparato. Ha spiegato di aver agito per legittima difesa perché, dal piano superiore, avrebbe udito gli ospiti proferire parole minacciose ("Andemo su e ghe demo"). Tanto che, a sua volta, ha presentato una querela per minacce. Ci sarebbe stato un equivoco dovuto al fatto che il padre della famiglia aveva inizialmente cercato di entrare dalla porta del magazzino, probabilmente per errore. In ogni caso non ci sono dubbi sul fatto che il proprietario abbia estratto l'arma (con tappino rosso), poi sequestrata dalle forze dell'ordine. Il giudice non ha creduto all'ipotesi della legittima difesa e venerdì è arrivata la condanna.

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