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Topo morto trovato nel sacchetto di patatine, l'azienda viene assolta

Si fa largo la teoria del "sabotaggio". Il giudice ha creduto alla perizia della ditta padovana: "Il roditore non era stato fritto, non c'entriamo"

Alla fine è arrivata l'assoluzione. Quel topo morto trovato a maggio 2012 nel pacchetto delle patatine prodotto da un'azienda di Galliera Veneta e scoperto da una malcapitata ragazza di Spinea non poteva essere stato introdotto durante il ciclo di confezionamento della merce. Non era morto "fritto", quindi il suo arrivo nel pacchetto sarebbe avvenuto in un secondo momento. Già deceduto. "Un complotto", avevano affermato i periti della ditta. Una tesi accolta dal giudice, che ha quindi assolto l'amministratore della società e anche il responsabile del controllo qualità.

A suo tempo la ragazza che scoprì suo malgrado il roditore da cinque centimetri mentre si stava gustando il proprio snack con il fidanzato finì pure all'ospedale. Sotto shock per ciò che le era capitato. A far pendere l'ago della bilancia per l'assoluzione il fatto che un test ha dimostrato come l'animale sarebbe stato cotto per almeno mezz'ora. Un tempo decisamente più lungo rispetto a quello del ciclo di produzione delle patatine fritte.

Cosa può essere successo, dunque? Secondo l’azienda il roditore sarebbe finito nella busta delle patate durante le operazioni di confezionamento, e a questo punto si tratterebbe di un gesto preparato ad hoc da parte di qualcuno. In che modo e con quale scopo, è tutto da decifrare.

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