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Tornado: un anno fa la devastazione, ma le polemiche restano. Gli aiuti dove sono?

I privati danneggiati aspettano ancora i soldi dello Stato. Regione e Confindustria ribadisono l'appello: "Chi ha investito nella ricostruzione, non paghi le tasse sui costi sostenuti"

Le ferite sono ancora lì. Meno estese, ma non per questo meno profonde. E' passato un anno da quel maledetto 8 luglio del 2015, quando il caldo insopportabile dei giorni precedenti si tramutò in un minuto o poco più di terrore. Il tornado si abbatté su Dolo, Cazzago e Pianiga come una furia, causando anche un morto a Porto Menai. Un disastro che rimarrà nella storia della Riviera del Brenta, che da quel momento non è più stata la stessa. Se i giorni seguenti furono quelli della commovente solidarietà, con centinaia di volontari che hanno contribuito a superare l'emergenza assieme a vigili del fuoco, forze dell'ordine e protezione civile, al primo anniversario dalla calamità ci si chiede ancora quando arriveranno gli aiuti economici ai cittadini. Fino a questo momento, infatti, le famiglie "tornadate" sono andate avanti grazie alla beneficienza. Ai privati. Il resto delle risorse è bloccato da burocrazia e "tempi tecnici". 

La Regione ha dichiarato in una nota di aver messo sul piatto 5 milioni di euro contro i 2 dello Stato, attinti dal fondo per le emergenze. Con la gestione commissariale sono stati assegnati 2 milioni di euro per interventi "sulle opere pubbliche" dei Comuni di Dolo, Mira e Pianiga e per le spese di altri enti gestori di forniture pubbliche (Anas, Enel, Italgas, Prefettura, vigili del fuoco). Le attività di «rendicontazione e liquidazione della spesa sono in corso. E su richiesta dei Comuni è stata "prorogata la contabilità speciale per garantire i flussi finanziari necessari alla esecuzione degli interventi pubblici da parte dei Comuni". Ci sono poi 3 milioni di euro già "ripartiti tra i Comuni per contributi ai privati cittadini danneggiati: i comuni stanno completando le istruttorie della documentazione pervenuta dai cittadini e, successivamente potranno procedere alla erogazione dei contributi". Insomma, la Regione scarica la patata bollente sullo Stato, che, nonostante Venezia sia a un tiro di schioppo, non ha mai visto una visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi nei luoghi del tornado. Nel capoluogo lagunare negli ultimi 12 mesi, invece, si è visto come mai prima d'ora. 

Tant'è. In Riviera aspettano ancora una montagna di soldi. Che saranno di sicuro inferiori rispetto alle necessità. I primi cittadini dei Comuni colpiti dal tornado puntano il dito contro la burocrazia. Sono 91 milioni di euro circa i danni. Per il 95% a privati. I problemi del "pubblico" sono già stati risolti (e rimborsati dallo Stato) da tempo. Per il resto è tutto fermo, per controlli, passaggi obbligati e "carte". Procedure più snelle sarebbero un toccasana, anche per dare una risposto a chi, un anno fa, era già con i guanti a rimuovere a mano macerie. Senza sapere se sotto c'era qualcuno. I cittadini sono stati all'altezza, dallo Stato, è evidente, ci si aspettava di più.

E non è tutto. Ad un anno dal tornado Regione Veneto e Confindustria di Venezia lanciano ancora un appello al Governo e ai parlamentari perché mantengano fede alle promesse fatte all’indomani della calamità. "A nome degli imprenditori veneti, chiediamo che - ha ribadito l’assessore alle attività economiche Roberto Marcato, incontrando i giornalisti al Balbi - chi ha investito nella ricostruzione non debba pagare le tasse sui costi sostenuti. Il Veneto è una regione che lascia ogni anno allo Stato 21 miliardi di residuo fiscale attivo, in nome della solidarietà tra regioni. Questa volta è il Veneto che ha bisogno di una mano e chiede l’immediata deducibilità dei costi di ristrutturazione sostenuti dalle attività economiche colpite dalla tromba d’aria dell’8 luglio scorso. Dopo le promesse dei primi giorni, e le mozioni votate al parlamento sull’onda dell’emotività, non c’è ancora un euro di copertura finanziaria per una misura, che ritengo dovuta per tutte quelle imprese, piccole e grandi, che si sono rimesse in piedi con le loro forze”.

Accanto all’assessore Marcato, anche il presidente degli industriali veneziani, Matteo Zoppas, ha puntato il dito sul silenzio dell’esecutivo nazionale e dei parlamentari alle reiterate richieste di Confindustria: "I nostri imprenditori rischiano di essere beffati e bastonati - ha detto Zoppas - perché non solo non hanno ricevuto alcun aiuto o dilazione di pagamento dallo Stato, ma si ritrovano anche a dover pagare le tasse sui costi sostenuti e sui risarcimenti assicurativi. È una situazione grave perché non tutte le aziende sono in grado di fronteggiare le mancate aspettative e alcune saranno costrette a chiudere".

Paolo Cavalletto, titolare della Omeca di Mira, officina meccanica completamente devastate dal tornado e rimessa in attività a tempo di record, dà voce alla delusione e all’appello di tutti gli imprenditori: "Per un milione di investimento sostenuto nella ricostruzione, il 20 per cento va imputato a valore aggiunto per 5 anni, a fronte di una detrazione fiscale minima del 3 per cento. Per pagare un simile onere fiscale, dovrei contrarre un mutuo ventennale e strozzare l’azienda. Banche e assicurazioni ci hanno aiutato sin dai primi giorni, il Governo nazionale, invece, si è dimenticato di noi".

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