menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Foto di Ardit Derjaj

Foto di Ardit Derjaj

Tornado, l'esercito dei volontari. Altruismo fino alla fine: "Non da me, aiutate i miei vicini di casa"

Altruismo fino alla fine in Riviera. Sabato 300 cittadini al lavoro solo a Mira. Il premier Renzi promette lo stato di calamità. A Dolo 130 sfollati e ditte in ginocchio, come la "Horeca Brenta". A Cazzago chiusa la fase d'emergenza. La vita deve andare avanti: matrimonio a Cazzago e ricevimento al "Ducale", nonostante i danni. A Mira lo spettro amianto

"Non venite da me, io sto bene. Guardatevi intorno, c'è chi sta molto peggio. Andate da loro. Vi ringrazio moltissimo, voi siete il futuro". Si commuove un anziano residente della Riviera del Brenta, proprio sulla statale "Padana". Volevano dargli una mano a liberare il proprio giardino dai detriti, ma lui con compostezza manda via i giovani volontari che gli avevano suonato il campanello. Erano le 14.30 di sabato. Anche questo è il popolo della Riviera del Brenta: altruismo fino all'ultimo, anche a costo di privarsi di "braccia" utili pur di mandarle tra abitazioni e attività vicine che, su questo ha ragione l'anziano, hanno molto da fare. Anche se a Cazzago di Pianiga entro la serata la fase emergenziale dovrebbe concludersi: "Non accettiamo più volontari, sono costretta a respingervi", dichiara una responsabile a due passi dalla sede della protezione civile sopra le Poste del paese. 

IN PROCURA SI VALUTA L'APERTURA DI UN'INCHIESTA

RENZI ANNUNCIA A BREVE LO STATO DI CALAMITA'

Tutt'attorno sono soprattutto giovani a darsi da fare: sembrano operai fatti e finiti. Con il loro caschetto e la voglia di continuare ad aiutare. Un piccolo briefing all'ombra, poi si riparte. Sono piccole grandi storie di comunità diverse che in tre giorni hanno cancellato in gran parte le ferite superficiali del tornado. Sabato è stato un esercito quello dei volontari desiderosi di smassare detriti e di rimuovere macerie. Al punto che trovare qualcuno disposto a smistarti in qualche zona danneggiata a un certo punto pareva un'impresa. Perché ora è il momento di Veritas e delle aziende specializzate, per la rimozione e il trattamento degli scarti. Perché nella maggior parte dei casi sono stati gli stessi proprietari a rimboccarsi le maniche per primi: è il caso di Villa Ducale, per esempio, il cui staff sabato, dopo i gravi danni subiti, è riuscito comunque a ospitare il ricevimento di un matrimonio. Un piccolo grande miracolo. Perché si fa di tutto per riconquistare la vita di prima. Anche quando a pochi metri stavano demolendo quel poco che restava di villa Fini, tirando su un grosso polverone. Poco importa. Si va avanti costi quel che costi.

A Cazzago di Pianiga, vicino al centro avanzato di coordinamento dei vigili del fuoco di piazza IV Novembre, sabato mattina è stato celebrato comunque un matrimonio. Con vista su autogru e campagnole dei pompieri. La gente risponde con i sorrisi, non rinunciando quando le tocca a far festa. Almeno chi può. Perché solo nel territorio di Dolo sono 130 gli sfollati: "La rete parentale inizia ad avere difficoltà - dichiara il vicesindaco Gianluigi Naletto - Tanti privati non è che navigassero nell'oro, e avevano già un mutuo da pagare". C'è il caso di una coppia, ad esempio: lei incinta, lui in cassa integrazione. Già prima non arrivavano a fine mese. Situazione disperata. Per questo il Comune si sta muovendo anche con gli istituti bancari per cercare di trovare soluzioni percorribili. Ma finché dal governo oltre alle rassicurazioni non arriverà qualcosa di più tutto rimarrà necessariamente, se non in stand by, quasi. 

Il sindaco Alberto Polo venerdì sera ha comunque avuto un colloquio telefonico con il premier Matteo Renzi, che ha assicurato vicinanza e celerità. Sarà decretato lo stato di calamità. Del resto per le imprese ormai è una corsa contro il tempo: alla Horeca Brenta, nota ditta di distribuzione bevande della zona industriale di Arino di Dolo, la copertura del capannone è finita chissà dove, sotto i colpi di un vento che ha superato i 300 all'ora. I pannelli fotovoltaici idem, così come gran parte della merce. Un colpo da ko. Difficile rimettersi in piedi e ripartire. Ma già dopo tre giorni le strade sono in gran parte sgombre e i detriti diminuiti di due terzi. E di turismo "delle macerie" alla fine non se n'è visto granché (sulla statale "Padana" si transitava lentamente, ma a causa dei mezzi al lavoro), sono stati circa trecento i volontari che si sono presentati alle 7 di mattina al municipio di Mira per registrarsi ed essere smistati. Tantissimi. Poi mandati anche a Dolo e Cazzago. 

Lo spettro principale è l'amianto, che ha contaminato diverse aree agricole nella zona di Porto Menai, oltre che nell'area Pip di Giare, ora off limits per chi non ci lavora. Sarà la ditta "Nuova Amit", indicata da Veritas, a bonificarla. "Oltre all’enorme quantità di detriti, l’amianto è disseminato anche in numerosi appezzamenti agricoli di Porto Menai dietro la Fioreria Masato - dichiara il sindaco Alvise Maniero - Motivo per cui abbiamo inviato altre segnalazioni alla ditta e dato ai volontari indicazioni precise che ribadiamo: sono assolutamente necessari guanti e mascherine in caso ci si imbatta in aree contaminate che vanno lasciate così come sono in attesa della bonifica”. L’area Pip è stata parzialmente riaperta solo per i titolari delle aziende che lì hanno sede, mentre sempre a Mira si è registrato il crollo di un edificio già gravemente compromesso con il tornado di mercoledì. In via Carrezzioi al civico 32. Solo per caso non si sono registrati feriti. Come detto, entro la serata dovrebbe concludersi la fase emergenziale a Cazzago, mentre a Mira dovrebbe esserci il completo ripristino e riallacciamento dei servizi. Sono tempi record, che hanno sorpreso anche i responsabili della protezione civile nazionale. Abituati forse a ben altri scenari. 

Per capire cosa l'enorme gara di solidarietà "fai da te", basta mettere piede in uno dei ferramenta della zona. Entri "Da Bovo" a Cazzago e già la faccia del titolare cambia nel momento in cui chiedi un paio di guanti da lavoro. "Anche tu", sorride. Un cliente alle spalle afferma sicuro: "Serve la misura nove", con fare esperto. E' un continuo viavai di gente pronta a lenire i traumi altrui. Per quelli più profondi, però, servirà tempo. E l'aiuto dello Stato e delle assicurazioni. Già lunedì, almeno questo è l'auspicio del presidente del Veneto Luca Zaia, dovrebbe sapersi quanti soldi saranno disponibili dal fondo emergenze della protezione civile. Perché i tempi record ci sono, ma per ora non certo per gli aiuti economici provenienti da Roma. Il presidente del Consiglio ha comunque annunciato lo stato di calamità, che permetterà procedure più snelle. "Il governo è impegnato ad affrontare le conseguenze della gravissima situazione che ha colpito il Veneziano - ha dichiarato il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta - Sarà deciso, innanzitutto, lo stato di calamità naturale con le agevolazioni collegate. Va fatta una ricognizione delle risorse della protezione civile - afferma -. Inoltre, penso che vada accolta la richiesta dei sindaci di allentare il patto di stabilità per consentire rapidi interventi di emergenza e ricostruzione, in collegamento all'utilizzo di spazi di patto verticale eventualmente non utilizzati. Di questo, dopo essermi tenuto in contatto con il collega Zanetti, ho parlato con la Presidenza del Consiglio nella persona del Sottosegretario De Vincenti e con il Ragioniere Generale dello Stato". L'esponente di governo ha fatto sapere di aver chiesto alla presidente dell'Anci Veneta di "poter nei prossimi giorni incontrare i sindaci dei Comuni interessati per meglio definire come procedere".
 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

L'agriturismo di Jesolo in cui sono allevati 200 struzzi

Attualità

L'assist del comandante: «Sì alle uscite nel rispetto delle regole»

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • social

    Perché San Valentino è la festa degli innamorati?

Torna su

Canali

VeneziaToday è in caricamento