Cronaca

Droga a quintali, sequestri per 10 milioni: organizzazione smantellata

"Una delle indagini più importanti degli ultimi anni": scoperto un traffico enorme tra Balcani e Nordest. Trentadue tra arresti e denunce

Oltre 450 chili di sostanza da taglio, 325 chili di marijuana, 206 di eroina, 16 arresti in flagranza di reato (in Italia, poi ci sono anche quelli finiti in manette in Albania), 21 ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice. Ma anche cinque auto sequestrate, oltre a due laboratori per la lavorazione di stupefacenti. Sono i numeri da record di un'operazione di contrasto al traffico di droga portata a termine dagli uomini della guardia di finanza, in collaborazione con la polizia albanese. Il Gico di Venezia ha messo a segno un  colpo destinato a scompaginare almeno in parte gli equilibri malavitosi nel nostro territoorio. Risultati ottenuti a conclusione di lunghe indagini partite a ottobre 2010, scaturite, come spesso accade, dalla conoscenza del territorio. Da appostamenti e pedinamenti dei pusher di strada anche nella zona di via Piave a Mestre. Dopodiché piano piano, come in un puzzle, i vari indizi hanno permesso di spostare il fulcro delle indagini a Padova fino ad arrivare a un maxi sequestro in autostrada, in provincia di Brescia. Poco più di venti chili di eroina trasportati da un corriere che ha indotto le fiamme gialle a ritenere di essere sulla strada giusta. Forse nemmeno loro, però, potevano pensare che dietro si nascondesse un'organizzazione talmente radicata e organizzata da riuscire a operare in maniera simile a come accade con le organizzazioni di stampo mafioso: cellule indipendenti l'una dall'altra, capi "senza volto" e messaggi cifrati. Niente comunicazioni a voce.

Nella mattinata di mercoledì erano in corso anche numerosi sequestri immobiliari, perché gli introiti della banda venivano reinvestiti sul "mattone" e in ulteriore droga: requisiti,  per esempio, una villa di tre piani da 450 metri quadri e un complesso di oltre 10mila metri quadri a Durazzo, con tanto di hotel e sala ricevimenti. Proprietà il cui valore ammonta a oltre 10 milioni di euro. In Albania sono state sequestrate anche tre presse idrauliche provviste di martinetti pneumatici e stampi metallici, un furgone, uno scooter, due navigatori satellitari, 51 telefoni cellulari, un coltello da combattimento.

Le forze dell'ordine sono quindi riuscite a disarticolare un’intera organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga, attiva tra l’Albania e l’Italia, nei territori di Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Umbria. A Trento (a Mori per la precisione) c'era una cellula di distribuzione e consegna dello stupefacente, oltre a un secondo gruppo che si occupava della logistica: doveva raccogliere il denaro e trasferirlo in Albania senza correre troppi rischi, a bordo di camion muniti di doppio fondo o attraverso l'aereo; poi, a Roverchiara (Verona) un gruppo (individuato nel 2011 in una vera e propria "fucina" dell'eroina, con sequestro di 130 chili di stupefacente) era incaricato di ricevere, lavorare e distribuire i carichi di droga; infine è stata individuata anche una struttura criminale a Padova, che svolgeva il compito di collegamento tra i trafficanti locali e i capi dell’organizzazione, oltre che di distribuzione dello stupefacente.

Al vertice due fratelli, uno poco più che 30enne e l'altro di 28 anni, che agivano con modalità simili a quelle delle organizzazioni di stampo mafioso: cellule distinte, in cui ognuno sapeva cosa doveva fare ma non aveva contatti con le altre. Non solo, perché di mezzo c'era un vero e proprio sistema per criptare le comunicazioni, che veniva rinnovato di volta in volta: di qui il nome dell'operazione, "Enigma". La storia dell'organizzazione è  legata a doppio filo alla biografia recente dei due fratelli, A.H. e E.H., che, dalla difficile realtà del Paese di origine, si sono fatti strada negli ambienti malavitosi italiani grazie ad un misto di notevoli "doti" criminali e umane. Avevano carisma, intraprendenza e determinatezza. Qualità che li hanno fatti emergere come personaggi di spicco nel giro dei trafficanti, dove hanno costruito con abilità e pazienza un’organizzazione complessa, concepita per sfuggire all’azione delle forze di polizia. L'organizzazione trattava soprattutto eroina, prodotta in particolare in Afghanistan e importata in Europa attraverso la rotta balcanica: un traffico ingente, che vede il Veneto come "mercato" privilegiato (è stata la seconda regione in Italia per sequestri di questo tipo nel 2014). I capi sono giunti nell'area del Padovano una quindicina di anni fa, da clandestini, inserendosi velocemente nelle dinamiche dello spaccio: dopodiché hanno gestito traffici sempre più importanti, riuscendo a fare arrivare una tonnellata di droga all'anno e specializzandosi anche in altre sostanze come la marijuana. Dopo alcuni anni di permanenza in Italia, i due si sono spostati in Albania e da lì hanno continuato a dirigere le operazioni. Lontani dalla manovalanza e soprattutto dagli investigatori.

La droga veniva acquistata in Turchia a 5mila euro al chilo, poi veniva tagliata ottenendone 5 o 10 volte tanta. Considerato che il valore al dettaglio è di 40mila euro al chilo (40 euro a dose), si metto a segno guadagni enormi. Tutti soldi rigorosamente in contanti, che venivano trasferiti in Albania e reinvestiti in altra droga oppure in proprietà immobiliari. Nel corso delle operazioni è stata sequestrata valuta per 76.700 euro, cui si aggiungono 17mila franchi svizzeri. I capi ora rischiano oltre 20 anni di carcere, ma sono tra i cinque cittadini albanesi ancora da individuare e arrestare. L'operazione, avviata anche grazie al supporto del Sisco (servizio per la cooperazione internazionale di polizia del ministero dell'Interno), è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia – D.D.A.. Le investigazioni sono state svolte in stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria e la polizia albanese, con il coordinamento della direzione centrale per i servizi antidroga e, appunto, il Sisco.

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