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Ulss 4 allestirà tre postazioni “drive-in” per ultraottantenni con problemi di deambulazione | VIDEO

Entro fine settimana l'Ulss 4 completerà le vaccinazioni agli ultraottantenni. Presso l'azienda sanitaria è inoltre in corso uno studio per individuare i fattori di rischio indotti da patologie preesistenti e trattamenti farmacologici in pazienti con infezione da Covid

 

Superato l’88% degli anziani ultraottantenni che all'Ulss 4 hanno ricevuto la prima dose di vaccino, entro fine settimana si prevede il completamento di questa fascia d’età. Lo ha annuncia il direttore generale dell'Ulss 4, Mauro Filippi, tracciando la roadmap vaccinale dei prossimi giorni: «Va considerato che tra gli over 80 mancanti all'appello ci sono circa 2mila persone, diverse delle quali allettate o che non hanno potuto presentarsi il giorno in cui erano state convocate. Verranno perciò raggiunte a casa ed immunizzate con il personale dell'assistenza domiciliare, delle unità speciali e con i medici di famiglia che hanno dato disponibilità a svolgere tale servizio. Ci sono inoltre circa 500 anziani cui non abbiamo contatti telefonici – ha continuato Filippi –, i quali verranno raggiunti con l'invito a casa sempre grazie all'aiuto dei comuni».

A breve verranno allestite anche tre postazioni “drive-in” presso le sedi vaccinali dell’Ulss4, dove gli ultraottantenni che hanno problemi di deambulazione potranno farsi vaccinare in auto. Qualora gli accompagnatori dell’ultraottantenne abbiano un’età che supera i 70 anni verranno vaccinati contestualmente, e analogamente verrà fatto anche negli interventi al domicilio. Parallelamente continuerà l’immunizzazione alle persone disabili e vulnerabili. Il tutto sempre compatibilmente alle forniture in arrivo che anche questa settimana resteranno ridotte: previsto l’arrivo di 5900 dosi di Pfizer e 600 di AstraZeneca.

Contagi e ricoveri

Continua ad essere ristretto numero dei contagi: oggi sono 39 le nuove positività registrate, mentre sono complessivamente 736 le persone positive nei 21 comuni dell’Ulss4, così distribuite: Annone Veneto 20; Caorle 36; Cavallino Treporti 32; Ceggia 14; Cinto Caomaggiore 15; Concordia Sagittaria 28; Eraclea 43; Fossalta di Piave 16; Fossalta di Portogruaro 22; Gruaro 16; Jesolo 71; Meolo 16; Musile di Piave 59; Noventa di Piave 7; Portogruaro 59; Pramaggiore 34; San Donà di Piave 117; San Michele al Tagliamento 46; San Stino di Livenza 65; Teglio Veneto 7; Torre di Mosto 13.  

Il fronte ricoveri segue il trend in discesa dei contagi: oggi il covid hospital di Jesolo ospita 55 persone in area malattie infettive e 6 in terapia intensiva, altri 17 pazienti sono invece ricoverati all'istituto Stella Marina di Jesolo.

Lo studio per individuare i fattori di rischio 

All’Ulss4 è stato avviato uno “Studio caso-controllo per individuare i fattori di rischio indotti da comorbilità e/o trattamenti farmacologici in pazienti con infezione virale da Covid-19”. A coordinarlo è l’unità operativa Farmacia Ospedaliera in collaborazione con la Terapia intensiva e le Malattie Infettive del covid hospital di Jesolo, e con il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss4.

Al vaglio oltre 900 cartelle cliniche di pazienti contagiati da Covid-19 e ospedalizzati da inizio pandemia: i dati raccolti verranno confrontati con quelli di altrettante persone fisicamente sane, mai contagiate. L'obiettivo è cercare elementi che possano essere correlati all'insorgenza del virus, tra cui patologie pre-esistenti o l’assunzione di farmaci.

«Vogliamo studiare questo tremendo virus e mappare il fattore che può essere rischio di infezione – spiega il direttore della farmacia ospedaliera, Alessandro Dorigo – . Analizzeremo quindi le patologie, i trattamenti farmacologici, i fattori come l’indice di obesità (perché abbiamo sentore che il paziente obeso sia più soggetto), stili di vita, parametri genetici, gruppo sanguigno ed anche i fattori geografici. Confronteremo queste analisi con i dati di altrettante persone sane e valuteremo se emergono eventi scatenanti l'insorgenza del Covid».

Lo studio, già avviato, coinvolge i pazienti ospedalizzati all'Ulss 4 dal 1 marzo 2020: «L'importanza di questa novità – ha aggiunto il dottor Fabio Toffoletto, direttore della terapia intensiva al covid-hospital – è individuare le categorie a rischio, riscontrare quali sono le popolazioni a rischio contagio e predisporre tutti i programmi di cura collegati».

Nel confermare la collaborazione e l'utilità dello studio in questione, il direttore delle malattie infettive, Lucio Brollo, ha portato come esempio efficace il buon esito delle terapia monoclonali da lui stesso avviate su 15 pazienti: «Sono persone che hanno sviluppato da poco la malattia ed hanno fattori di rischio che possono portare ad una evoluzione grave – specifica –. Dal nostro monitoraggio emerge che stanno rispondendo molto bene: la malattia non ha avuto evoluzioni peggiorative. In un caso abbiamo accertato che l’avanzare della malattia si è fermato, terapia ha insomma funzionato».

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