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Il treno non c'è, l'autobus si guasta sul ponte: pendolari furibondi

Ennesimo disservizio sulla linea Venezia-Trieste: i lavoratori ormai sono stanchi e minacciano di smettere di pagare gli abbonamenti mensili

Non solo il treno viene soppresso e sostituito da un autobus, ma a causa di un guasto meccanico anche questo si ferma, costretto a lasciare i passeggeri sul ponte della Libertà. È la goccia che fa traboccare il vaso: i pendolari di Quarto, Portogruaro e San Donà non ne possono più del loro treno 5800 che, puntualmente, tra ritardi e problemi, non garantisce mai loro di arrivare per tempo al lavoro.

LE LANCETTE CORRONO – Il treno dovrebbe arrivare a Quarto alle 4.53, ma spesso, quando non viene soppresso, è in ritardo. La maggior parte delle persone in attesa al binario, a quell'ora del mattino, sono turnisti per cui un ritardo significa giustificazioni e problemi, rendendo la corsa verso il luogo di lavoro insostenibile. Lunedì mattina i pendolari si sono sentiti dire che il loro convoglio sarebbe stato sostituito da un autobus, quasi una normalità nel fine settimana, una sgradevole ma non rara sorpresa nei feriali. Il pullman di Trenitalia, come riferisce la Nuova Venezia, è comunque arrivato in ritardo, alle 5.25, è arrivato a Mestre alle 6 e sul ponte è “morto”, obbligando i lavoratori a farsela a piedi fino a piazzale Roma, raggiunta solo alle 6.30. Da lì c'era anche chi ha dovuto prendere poi il vaporetto, o camminare per mezzo centro storico, mentre l'orologio continuava a correre.

MONTA LA RABBIA – I continui disservizi e le sgradevoli conseguenze sul posto di lavoro hanno fatto impazzire i pendolari, che continuano ad esprimere la loro rabbia attraverso gruppi, comitati, pagine facebook e persino con l'appoggio del sindaco di Quarto, Silvia Conte, che da mesi si batte per garantire ai suoi concittadini un servizio serio e sicuro. Nel frattempo però si avvicina l'orario cadenzato, tanto temuto proprio dai viaggiatori della Venezia-Trieste, visto che il treno del mattino, quand'anche arrivasse in orario, sarebbe previsto per 20 minuti dopo. Un bel problema per chi in quei venti minuti deve invece correre a timbrare il cartellino. Nell'attesa di dicembre, mese del cambiamento, Trenitalia risponde laconica alle critiche: nessuna soppressione, solo interruzioni programmate. I pendolari, però, ora non vogliono più pagare un abbonamento che non serve.

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