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Cronaca

Tromba d'aria a Venezia: le prime stime ufficiali dei danni in Laguna

Terminati i sopralluoghi preliminari del Comune. Arrivano le cifre relative ai danneggiamenti subiti dal territorio: 2 milioni 400mila euro cui si aggiungono i 4 milioni indicati dalla Coldiretti

Nell'animo di chi viene colpito da fenomeni imprevisti e distruttivi, trovano difficilmente spazio numeri e conteggi, i quali, da soli, non possono riuscire a misurare il dolore. Ansia, paura, rabbia, ginocchia piegate o, al contrario, impulso a voltar pagina prendono il sopravvento e impongono di rivedere le proprie certezze, le abitudini, a riscrivere l'intera vita. Tuttavia è solo a partire da questi numeri che è davvero possibile rialzarsi e ricominciare. 

Terminati i sopralluoghi, arrivano, allora, le prime ufficiali stime dei danni procurati dalla tromba d'aria abbattutasi ieri sulla laguna di Venezia. Si tratta ovviamente di cifre ancora parziali, ma che aiutano a comprendere la portata della devastazione.

“Abbiamo ritenuto di agire il più rapidamente possibile" - ha precisato in una nota l'assessore comunale ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni – "per fare una prima stima dei danni e verificare la possibilità di un tempestivo intervento". Ad oggi, prosegue, "possiamo affermare che l'entità dei danni subiti si aggira intorno ai 2 milioni 400 mila euro, ai quali si aggiungono i 4 milioni stimati dalla Coldiretti per il settore agricolo”.

Per valutare i danni della tromba d'aria agli edifici e alle strutture pubbliche e private, la Direzione progettazione ed esecuzione lavori del comune di Venezia ha inviato oggi otto tecnici sui luoghi colpiti, suddivisi in quattro squadre (due a Sant'Elena, due all'isola della Certosa, quattro all'isola di Sant'Erasmo). Grazie anche alla collaborazione dei vigili del fuoco e della protezione civile, essi hanno compilato alcune schede sintetiche di rilevazione, le stesse usate all'epoca dei danni avvenuti nell'isola di Pellestrina nel luglio 2010.

Allo stesso tempo sono stati avviati alcuni interventi urgenti rivolti allo stadio e alla Chiesa Servi di Maria a Sant'Elena, al Casello delle Polveri e alla Torre dell'acqua nell'isola della Certosa e al cimitero di Sant'Erasmo, tutte strutture pubbliche danneggiate. Nell'isola di Sant'Erasmo una squadra sta, inoltre, verificando eventuali danni recati alla Torre Massimiliana.

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Campi coltivati rasi al suolo, tetti scoperchiati, più di 1.500 alberi abbattuti: a 24 ore dall'evento calamitoso che ha scosso il territorio lagunare, la conta dei danni mostra risvolti sempre meno rassicuranti.

Ecco le cifre: 700 mila euro sono i danni per ora subiti dal patrimonio abitativo e dalle strutture ricettive e sportive nell’Isola di Sant’Erasmo, 300 mila quelli in capo alla società remiera Casteo, altri 300 mila quelli riferiti a patrimonio abitativo, Diporto Velico, Chiesa, Stadio Penzo, Collegio Navale Morosini nell’area di Sant’Elena, 50 mila rilevati nell'isola della Certosa (considerando le sole parti recentemente restaurate e non quelle in parziale decadimento, tra cui il chiostro vincolato dalla Soprintendenza).

La distruzione ha coinvolto poi fortemente il settore agricolo: con riferimento ai soli ex orti della Serenissima, all'isola di Sant'Erasmo e lungo il litorale di Cavallino, Coldiretti ha stimato in 4 milioni di euro le perdite di 50 ettari coltivati a frutta, fiori e ortaggi. Le serre sono andate distrutte, i vigneti e le piante da frutto perdute, il raccolto devastato. Le preziose produzioni del territorio, in alcuni casi dei veri e propri gioielli (come il carciofo violetto di Sant'erasmo, presidio Slow Food) della tradizione veneziana, sono state pesantemente sciupate. Per questo l'associazione degli agricoltori ha chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale, così come ha fatto Confartigianato, dopo aver scritto a tutti i suoi associati per verificare l'entità dei danneggiamenti in capo alle loro attività.

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A tutto questo si aggiungono poi, i danneggiamenti ambientali, relativi al patrimonio arboreo: gli alberi abbattuti, o comunque danneggiati in modo tale da dover essere abbattuti, sono circa 1.500 (di cui oltre 1.000 esemplari nella sola isola della Certosa), di varia dimensione e anzianità. Per le attività di depezzamento, trasporto e smaltimento, il costo si aggira sui 250 mila euro, ai quali vanno sommati altri 50 mila euro per tutte le attività di controllo della stabilità degli esemplari solo danneggiati o comunque interessati dal fenomeno. La spesa per impiantare nuovi alberi sarà nel'ordine di altri 750 mila euro, considerando poi che dovranno essere ricollocati alberi già di dimensioni elevate.

La tromba d'aria si abbatte su Venezia: danni e distruzione (©TM News Infophoto)

Stando alle previsioni, l'operazione di stima dei danni dovrà terminare entro domani, giovedì 14 giugno.

Oltre le stime rilasciate dal Comune, sarebbero poi circa un dozzina le case scoperchiate, per danni che si attestano sui 60 mila euro ciascuna, arrivando, dunque, a quasi 1 milione di euro. Un altro milione servirà se il Comune deciderà di ripristinare il polmone verde della laguna tra Sant'Elena, Sant'Erasmo e la Certosa.

 

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I DANNI ALLA SOCIETÀ REMIERA CASTEO

Intanto un forte accento di rabbia riempie la voce della Remiera Casteo, le cui strutture e imbarcazioni sono state danneggiate in modo piuttosto pesante dal tornado: "Questo lo consideriamo il regalo per il nostro trentacinquesimo anniversario da parte di chi da cotanti anni ha fatto promesse mai mantenute alla più 'vecchia' delle remiere veneziane". Questo quanto si legge nel blog della società sportiva, che oggi, attraverso alcuni suoi rappresentanti (tra i quali il campione regatante Roberto Busetto) ha fatto visita all’assessore comunale al Turismo Roberto Panciera, per riportare la gravità di quanto accaduto.

Recatosi poi direttamente alla sede della Remiera Casteo a Sant'Elena, l'assessore ha potuto constatare di persona la tragica situazione: "Ho incontrato il presidente Lucio Penzo e alcuni suoi collaboratori", afferma, "e ho chiesto di predisporre quanto prima un elenco completo delle imbarcazioni che hanno bisogno di ricovero e di interventi manutentivi per rimetterle nelle condizioni di essere usate". Da qui l'offerta di piena "disponibilità del nostro cantiere di Malamocco per l’eventuale ricovero di tutte quelle barche che saremo in grado di ospitare" e l'appello alle altre società remiere, "nella speranza che possa mettersi in moto una gara di reciproca solidarietà per il ricovero e la riparazione delle barche". Sono inoltre convinto, conclude Panciera, "che il sindaco in prima persona e tutti gli assessorati competenti, ciascuno per la propria parte, faranno il massimo per andare incontro alle urgenti necessità della società e degli atleti”.

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