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Trova 23 milioni di lire in vecchia scrivania, ma la banca non può convertirli in euro

L'uomo, un 69enne veneziano residente ad Udine, ha quindi presentato un decreto ingiuntivo al giudice di pace, per vedersi riconosciuta la somma poco superiore a 11mila euro

Una fortuna all'interno della scrivania. È la storia di V.P., veneziano di 69 anni residente ad Udine, che circa tre mesi fa, in una casa ereditata in laguna, ha rinvenuto diverse banconote di vario taglio, alcune da 500mila lire, per un totale di circa 23 milioni del vecchio conio. Stupito per l'incredibile ritrovamento, l'uomo si è rivolto nell'immediato ad uno sportello bancario, per cambiare l'ingente somma.

Ma alla contentezza, è seguita l'amarezza. Sì, perché all'istituto di credito gli hanno riferito che non era più possibile convertire la somma in euro. Dopo essersi informato a dovere, il 69enne ha pensato di rivolgersi ad Agitalia, per far valere i propri diritti. Secondo l'associazione, infatti, "se è vero che era stato stabilito un termine decennale per il cambio delle lire in euro, è altrettanto vero che, come sostiene ampiamente la Giurisprudenza, qualsiasi termine di prescrizione o decadenza decorre da quando il soggetto è posto in grado di far valere il proprio diritto, quindi nei casi in esame i dieci anni per il cambio lire/euro decorrono dal giorno del ritrovamento delle somme in lire".

Non si tratta del primo caso del genere, giacché già in precedenti circostanze alcuni cittadini avevano sollevato l’illegittimità costituzionale del decreto Monti, che aveva sancito l’immediata decadenza del cambio della lira in euro. Supportato dall'associazione, quindi, l'uomo ha dapprima inviato diffida legale alla Banca d'Italia, rimasta però priva di riscontro, poi ha presentato al giudice di pace di Udine un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento della somma, convertita in euro.

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