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"Se acquisti la rivista della Finanza niente controlli", truffa ingente

Le fiamme gialle veneziane hanno scoperto raggiri che andavano avanti da anni. Cinque indagati: si presentavano come baschi verdi

Attraverso quelle riviste si illudevano di poter ottenere trattamenti di favore, o comunque di essere visti di buon occhio dalle forze dell'ordine. Una prospettiva che li solleticava al punto da spendere bei soldoni pur di acquistare i periodici. Un raggiro che andava avanti da un paio d'anni, scoperto dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia. Le indagini sono state condotte dalle fiamme gialle lagunari, coordinate dalla Procura di Padova, ma le truffe hanno interessato gran parte d'Italia. Del resto i contatti avvenivano telefonicamente e con ogni probabilità le riviste venivano spedite via posta. Cinque le persone indagate, con dimora nelle province di Milano, Varese e Monza-Brianza. Le case editrici infatti erano milanesi.

A far scattare le indagini la denuncia di un artigiano con attività nel Padovano, ma residente a Dolo: l'idraulico aveva ricevuto sul proprio cellulare la telefonata di una persona che si presentava come appartenente alla guardia di finanza. Durante la conversazione l'interlocutore prospettava la possibilità di acquistare una rivista edita dalla "G.diF.", lasciando intendere, ad acquisto avvenuto, un trattamento di riguardo in caso di controlli fiscali. Gli investigatori in quattro mesi hanno rilevato oltre 2000 telefonate analoghe, che hanno raggiunto circa ottanta persone. Nella rete diversi artigiani e piccoli imprenditori, cinquanta dei quali hanno aderito di buon grado alla proposta.

Gli indagati, a seconda dell’interlocutore, si presentavano come membri delle diverse forze di polizia proponendo, di volta in volta, un prodotto inerente l’attività commerciale della vittima. Tra le false motivazioni addotte, anche quella di costituire con i proventi delle vendite, un fondo per gli orfani dei caduti in servizio. In alcuni casi quando il possibile "cliente" si dimostrava recalcitrante  all’acquisto, scattavano minacce di ritorsione, lasciando intuire futuri controlli ispettivi.

Il meccanismo era semplice. Se si trattava di una piccola attività, si leggeva un testo "Sono il coordinatore generale del sindacato dei vigili del fuoco e polizia, è nata la campagna nazionale della sicurezza in vista dell'Expo 2015. I controlli verranno accentuati quindi mandiamo a tutti mezzi di verifica aggiornamento a costo accettabili". E poi via con l'elenco dell'offerta: una rivista e estintori in omaggio (sequestrati perché non a norma). Le due case editrici, di fatto, stampavano le riviste per i sindacati di polizia. Poi, secondo gli investigatori, le giacenze venivano smaltite in questo modo.

Dalle indagini è emerso il caso limite di un operatore commerciale che in quattro anni ha pagato oltre 8mila euro per l’acquisto delle riviste in questione; proprio mentre i militari erano presenti in azienda per acquisire informazioni a riguardo della truffa subita, è arrivata a questo titolare d'impresa una nuova chiamata che proponeva l’acquisto di un ulteriore volume. Una stima (prudente) fatta dai finanzieri ha permesso di identificare in oltre 300mila euro il guadagno degli indagati in un paio di anni. I finanzieri veneziani, inoltre, hanno sequestrato una placca metallica tipica dei distintivi di polizia. L'ipotesi, ma che deve essere approfondita, è che qualcuno di loro fosse andato a batter cassa anche di persona quindi, spacciandosi dal vivo per un esponente delle forze dell'ordine.

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