La truffa degli alloggi per i ricongiungimenti familiari: 21 denunce

Sanzionata un'agenzia di disbrigo pratiche. Usato lo stesso appartamento per decine di ricongiungimenti

In tutte le pratiche compariva lo stesso indirizzo. L'appartamento indicato per ottenere il permesso di soggiorno per il ricongiungimento familiare era sempre lo stesso. È da qui che è cominciato tutto. Controllando i documenti, gli addetti della prefettura se ne sono accorti e lo hanno segnalato agli agenti del commissariato di Marghera che, dopo un'indagine lunga nove mesi, hanno denunciato 21 persone, tra cittadini bengalesi e italiani, per reati che vanno dal falso materiale al falso ideologico, alla truffa ai danni e dello Stato e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Altre quattro persone sono state sanzionate per 5mila euro per non aver dichiarato all’autorità di Pubblica Sicurezza le cessioni di fabbricato.

Il nulla osta

L'operazione, denominata «Casa Unica», ha permesso alla polizia di individuare un'agenzia di disbrigo pratiche, con sede a Marghera, che previo pagamento di somme pari anche a 1.300 euro, aiutava cittadini del Bangladesh a ottenere il nulla osta necessario alla procedura di ricongiungimento familiare. L'agenzia avrebbe prodotto ben 57 pratiche di ricongiungimento per cittadini stranieri utilizzando un numero di alloggi troppo limitato rispetto al numero di richiedenti. Il nulla osta peraltro non era l’unico beneficio ottenibile in cambio di una somma di denaro. Infatti era possibile “ottenere” anche una residenza in un appartamento che in realtà era occupato da altri. La residenza serviva per richiedere un permesso di soggiorno di lungo periodo.

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Altre due agenzie nei guai 

Mentre le posizioni degli stranieri che hanno ottenuto il permesso di soggiorno in questo modo sono ora al vaglio dell'ufficio immigrazione, sul fronte amministrativo i controlli della polizia hanno portato a sanzionare altre due agenzie. In un caso è stato richiesto l’intervento sanzionatorio del garante della Privacy, essendo emersa una situazione di tenuta degli archivi tale da non poter assolutamente garantire la doverosa riservatezza degli utenti.


 

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