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Incidenti finti o ferite aggravate: guai per un'agenzia assicurativa di Spinea

La ex titolare, A.D. 54enne di Padova, è finita a giudizio con altre 15 persone per concorso in truffa e falso. Il sistema poteva contare su medici compiacenti pronti a firmare le carte

Ferite inventate o "aggravate". La ex titolare di un'agenzia assicurativa di Spinea, A.D., 54enne di Padova, è finita nella lente d'ingrandimento della Procura. A giudizio al pari di altri quindi persone dalla Procura di Venezia per avere costruito un sistema per ottenere indennizzi che non spettavano a nessuno o perché l'incidente non si era mai verificato, o perché non era della gravità descritta dalle carte.

Per "costruire" la mole di carte sufficiente, nel giro, secondo l'accusa, sarebbero entrati anche dei medici padovani. Un ortopedico, un oculista, un medico legale. Nel mirino degli inquirenti sarebbero finite nove consulenze firmate dai camici bianchi. Poi i soldi arrivavano all'agenzia di Spinea, che con ogni probabilità retribuiva quanti si erano adoperati per il buon esito dell'inganno.

In alcuni casi, invece, si partiva dalla registrazione di lesioni realmente subite, ma non causate da incidenti stradali. Ad aiutare le indagini il "pentimento" di un altro medico, che avrebbe vuotato il sacco spiegando tutti i meccanismi della vicenda. Patteggiando, se l'è cavata con una pena minima. Le sedici persone finite a giudizio dovranno rispondere di concorso in truffa ai danni di altre tre società d'assicurazione, che si costitueranno parte civile, e di falso.

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