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Truffe informatiche: «Se non mi paghi con Bitcoin, diffondo i tuoi video compromettenti»

Molte segnalazioni dai cittadini, anche nel Veneziano, riguardo mail sospette e richieste di pagamenti. La polizia postale ha avviato allo scopo una campagna di sensibilizzazione

Una mail sospetta e la richiesta di pagamenti in bitcoin: sono queste le nuove frontiere delle truffe informatiche. Sono sempre più numerose, infatti, le segnalazioni anche dal Veneziano che ogni giorno i cittadini inviano alla polizia postale, che da sempre si adopera a sventare i reati che si compiono sul web. 

Il modus operandi

Per tale ragione, il Compartimento Polizia Postale per il Veneto ha iniziato una campagna di sensibilizzazione contro le truffe informatiche. Questo il meccanismo riscontrato: gli ignari cittadini lamentano di avere ricevuto una mail nella quale si millanta l'installazione di un virus, che ha per mittente lo stesso account del destinatario. I truffatori in seguito inviano al dispositivo informatico/account preso di mira una comunicazione nella quale dichiarano di essere in possesso di informazioni personali e filmati compromettenti del titolare dell’account, e che non esiteranno a divulgargli se non verrà effettuato un pagamento di una somma in bitcoin.

I portafogli

I portafogli bitcoin nei quali si richiede l’accredito sono di solito «1CXupBRrEFuBHDeQcduCvfu3P48rXHrck» e  «1CSsVgPgwTNLGgQCHRBPa7ZNH7hxK9cf2k». La questura precisa che dai riscontri effettuati dagli informatici della polizia postale non risulta alcuna compromissione dei software degli utenti presi di mira.

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