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Contro il tumore c'è una squadra di specialisti: il bilancio di attività della "Prostate Unit"

La Ulss 13 l'ha attivata 6 mesi fa in collaborazione con la Ulss 12 veneziana. A disposizione del paziente oncologico non c'è più un solo medico ma un team multidisciplinare

Sono trascorsi circa sei mesi da quando è stata attivata nell’ospedale di Dolo: sabato i protagonisti della “Prostate Unit” interaziendale della provincia di Venezia erano presenti in un convegno tenuto a Martellago, nella sede della banca Santo Stefano, per confrontarsi col territorio, e cioè in primis con i medici di famiglia e farmacisti, e fare il bilancio di questa nuova riorganizzazione. Una riorganizzazione tutta a vantaggio del paziente oncologico, visto che prevede un approccio multidisciplinare e interaziendale per una cura del paziente a 360 gradi, con il migliore trattamento terapeutico per il tumore alla prostata.

“Abbiamo attivato un approccio multidisciplinare – ha commentato il primario di Urologia di Dolo, Giorgio Artuso - integrato da professionalità provenienti dalle unità operative di Radioterapia oncologica dell’ospedale dell’Angelo e del Civile di Venezia”. “Oggi diventa sempre più necessario – ha continuato il dottor Artuso - verso le malattie e in particolare alcuni tipi di tumore, condividere il paziente tramite un team composto da più figure professionali. Nel caso della prostata, ogni mese ci incontriamo con un gruppo formato da urologi, oncologi medici, radiologi, radioterapisti oncologi, patologi, psicologi, fisioterapisti e internisti per decidere insieme il percorso diagnostico-terapeutico di questo tipo di tumori che, in questa Ulss, ammontano a 150 casi all’anno”. Un progetto innovativo che ha permesso da un lato la presa in carico completa del paziente (tutti i percorsi vengono eseguiti “accompagnandolo per mano”, senza fargli fare code o attese) e, dall’altro lato, una scelta terapeutica condivisa senza dubbio più efficace e di qualità.

“E’ proprio grazie a questo nuovo modo di lavorare – ha commentato il direttore della Ulss 13, Giuseppe Dal Ben – che ci porta sempre più ad integrarci, a condividere i processi di diagnosi e cura, a metterci in rete, che riusciamo a prendere in carico il paziente, il quale ha a disposizione, dalla diagnosi fino a tutto il suo percorso clinico, non più un solo medico alla volta, ma un vero e proprio team multidisciplinare. Stiamo andando nella direzione giusta per garantire una buona sanità”.

Insieme, ad esempio, si decide se intervenire solamente con la radioterapia o eseguire prima l’intervento chirurgico e poi passare alla radioterapia, gestire al meglio le possibili complicanze come quella della osteoporosi dovuta alla terapia ormonale per cui solitamente viene somministrata la vitamina D, pensare alla riabilitazione per affrontare le problematiche dell’impotenza sessuale e cercare di limitare i rischi di incontinenza urinaria.

Come il tumore alla mammella è il più frequente per le donne, così il tumore alla prostata è quello più frequente per l’uomo: ha un’incidenza del 75% negli uomini con più di 50 anni di età ed essa aumenta notevolmente quando l’età supera i 70 anni. Secondo le statistiche, i carcinomi prostatici sono circa il 20% per cento di tutte le diagnosi di tumore in Italia, con un aumento di oltre il 50% dei casi, mentre la mortalità è diminuita del 10%, grazie a una diagnosi precoce, a nuovi approcci terapeutici e a farmaci di ultima generazione. Per questo, un approccio multidisciplinare nella cura dei tumori della prostata si rivela necessario sin dall’inizio per fornire un trattamento adeguato ed offrire migliori prospettive di vita.

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