Turismo, 12% del Pil dell'economia regionale senza adeguate misure di protezione

La denuncia Filcams: «Lavoratori licenziati in tronco, ricorreremo. Non ci sono ammortizzatori adeguati, il Fis non basta. Relazioni industriali non sempre possibili»

Venezia, panoramica

Il turismo è tra le partite strategiche dell'economia regionale veneta. Eppure è priva di adeguati sistemi di protezione, come la cassa integrazione ordinaria che rappresenta ancora un salvataggio per settori chiave dell'economia. In Veneto il turismo e l'indotto formano il 12% del Pil, 50 mila addetti, spiega il sindacato del commercio della Cgil. Per Venezia è il turismo è la spina dorsale, fonte fondamentale di produzione di ricchezza. E ora è fermo per l'emergenza coronavirus. «Mai si era verificato un azzeramento totale della domanda turistica, come ci dicono le cancellazioni dei pernottamenti e dei viaggi programmati per questa primavera ed estate 2020», sostiene Monica Zambon della segreteria della Camera del Lavoro di Venezia.

Il Fis

I lavoratori possono fare ricorso al fondo di integrazione salariale (Fis), durante i periodi di crisi e di bassa stagione. Ma in questo frangenteil Fis non copre tutti i lavoratori. È vero che quello che sta succedendo ha riattivato forme di sostegno come la cassa in deroga. Mentre però la cassa integrazione (cig) ordinaria, attraverso un accordo fra governo, parti sociali e banche, sarà disponibile già prima di Pasqua, per quella in deroga le tempestiche saranno più lunghe, ci vorrà almeno un mese, a giudicare da come mercoledì, primo giorno di domanda per le 600 euro delle partite iva, il sito dell'Inps è andato in tilt per l'elevato numero di accessi.

Temporaneamente chiusi

L'emergenza Covid, in una città come Venezia, ha messo fuori uso, oltre al settore alberghiero, il commercio, i servizi, i trasporti, le agenzie di viaggio, i settori museali e culturali e tutto quanto è legato all'offerta turistica nella città storica e nei litorali. «Da quasi 1 mese tutto si è fermato - scrive Filcams Cgil -.  Alberghi storici come Danieli, St. Regis, Gritti, Excelsior, Bauer Palazzo, Bonvecchiati, JW Marriott Venice, Bellini, Londra, temporaneamente chiusi, hanno attivato il Fis con accordi sindacali. Ma non tutte le realtà alberghiere del centro storico hanno ritenuto di anticipare la misura a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Non lo ha fatto il San Clemente del gruppo Permak, mentre in certi casi sembra che gruppi di lavoratori siano stati licenziati in tronco, in risposta alla crisi: si sporgerà formale denuncia alle autorità preposte».

La forza degli stagionali

I lavoratori stagionali, che in queste settimane dovevano iniziare a lavorare, si trovano sprovvisti di un ammortizzatore e attendono assieme alle loro famiglie una misura d’emergenza per evitare l’indigenza. «Il sindacato territoriale si è mosso cercando di evitare la totale chiusura delle attività. Una città come Venezia, votata al turismo, non si può permettere le serrate degli alberghi che ora hanno il dovere di tenere le luci accese, visto lo spopolamento dovuto all’invasione turistica», scrive il sindacato. La platea degli stagionali è sempre stata essenziale per l’economia veneziana, ma poche misure sono state adottate, e questi professionisti, donne e uomini, ora si trovano al capolinea della Naspi (indennità mensile di disoccupazione), che negli anni è stata sempre più ridotta.

Dipendenza da turismo

È ancora impossibile stimare la durata di questa quarantena, forse metà mese, forse fine aprile. Ma anche se si dovesse trovare un rimedio efficace su scala mondiale, difficilmente il turismo nel nostro paese, ed in particolare di Venezia, potrà riprendersi nel breve periodo. Le prenotazioni del mese di settembre per la Mostra del cinema non sono state ad oggi cancellate, ma la clientela internazionale è pensabile decida di arrivare qui solo in condizioni di totale sicurezza. «È necessario ragionare già sul lungo termine e prevedere un periodo di ripresa che duri almeno un anno, in termini di tenuta sociale - scrive Filcams Venezia -. Nei giorni successivi all'alluvione dell'autunno scorso si rifletteva sulla necessità di cambiar rotta, e l’interrogativo oggi rimane: può il sistema economico di un territorio dipendere per la quasi totalità da un solo settore?».

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