Sospetta meningite a Conetta, poi l'allarme rientra. Ugl polizia: "Noi ultimi a saperlo"

Il sindacato lamenta scarsa trasparenza nei confronti degli agenti e auspica maggiori controlli: "I migranti dovrebbero essere messi in quarantena". L'Ulss: "Tutto regolare"

Un migrante ospitato al centro di accoglienza di Conetta ricoverato a Venezia il 10 luglio per una sospetta meningite virale, caso poi fortunatamente rivelatosi un falso allarme: nei giorni successivi, infatti, la struttura sanitaria ha comunicato che il paziente "allo stato attuale non risulta affetto da patologie contagiose". "Non si segnalano all’attenzione dell’Ulss 3 Serenissima casi di meningite provenienti da Cona - è stato specificato in un comunicato - L’azienda sanitaria esegue costantemente i dovuti controlli sanitari sugli ospiti della ex base militare, come previsto dai protocolli. Il caso specifico è stato preso in carico secondo i protocolli sanitari, effettuando tutte le opportune verifiche".

L'episodio desta comunque la preoccupazione del sindacato Ugl polizia di Stato. Riferisce il vicesegretario nazionale Mauro Armelao: "Gli ultimi a saperlo, e per un caso fortuito, sono stati i poliziotti dell’ufficio immigrazione della questura di Marghera e i colleghi del commissariato di Chioggia, che quotidianamente trattano gli ospiti per la richiesta di protezione internazionale. Idem gli agenti della Scientifica che svolgono le attività di identificazione e fotosegnalamento".

"Non è possibile venir a sapere le cose per caso o per sentito dire - attacca il sindacato - nessuna comunicazione ufficiale è arrivata dalla questura di Venezia alle organizzazioni sindacali, ne tantomeno al personale interessato, che nel dubbio, doveva sospendere immediatamente le operazioni burocratiche con gli ospiti provenienti da Conetta. Non possiamo rimanere in silenzio quando si tratta di mettere a rischio la salute degli operatori". Ora l'allarme è rientrato.

"Ma per quanto tempo? - si chiede Armelao - Chiediamo di tenere sotto stretta sorveglianza sanitaria, per almeno 40 giorni, tutti i neo arrivi, al fine di scongiurare ogni pericolo. Una volta sbarcati, i migranti dovrebbero essere sottoposti a visite mediche accurate per accertare il loro effettivo stato di salute, e solo più tardi essere trattati negli uffici preposti per il rilascio dei permessi di soggiorno provvisori. Questa per noi è una questione non solo di sicurezza nazionale, ma di tutela della salute pubblica. Inutile aver fretta per dare quel pezzo di carta ai richiedenti asilo per scongiurare proteste come in passato: per noi è prioritaria la salute di tutte le persone coinvolte nella gestione di questa che ormai non è più un’emergenza ma una quotidianità". 

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