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Ugo Riccarelli

Ugo Riccarelli

Addio a Ugo Riccarelli, finalista in corsa per il premio Campiello 2013

Lo "scrittore del dolore" è stato sconfitto dalla malattia contro cui lottava da sempre. È la prima volta che un autore scompare durante la selezione

“Il dolore perfetto è un rumore che la nostra vita porta con se. Non è necessariamente un dolore fisico, è qualcosa che ci fa rendere conto che la vita è una cosa difficile da vivere”. Una cosa difficile da vivere lo è stata senza dubbio per Ugo Riccarelli, scrittore vincitore del premio Strega nel 2004 appunto con “Il Dolore perfetto”, che nel suo “Ricucire la vita” aveva raccontato della sua condizione di narratore e paziente trapiantato.

DOLORE E LETTERATURA - Una lunga malattia quella di Riccarelli - morto lunedì mattina a Roma all'ospedale Gemelli - ma anche una lunga storia di scrittore in una vita iniziata solo 58 anni fa a Cirié, in provincia di Torino, da genitori di origini toscane. Aveva frequentato la facoltà di Filosofia presso l'Università degli Studi di Torino, e poi dopo aver lavorato a lungo nell'ufficio stampa del Comune di Pisa, grazie anche all'amico Antonio Tabucchi era arrivato con successo alla letteratura che gli ha dato molte soddisfazioni. Ha vinto il Premio Chianti nel 1996 con “Le scarpe appese al cuore”, il Selezione Campiello nel 1998 con “Un uomo che forse si chiamava Schulz” e lo Strega nel 2004 con “Il dolore perfetto” (Mondadori). Quest'anno era finalista al premio Campiello con “L'amore graffia il mondo”, ed è la prima volta che capita nella storia del premio che un autore finalista muoia prima della serata finale come è drammaticamente accaduto lunedì. Per questo martedì ci sarà una riunione del comitato di gestione del premio per decidere cosa fare in vista della finale del 7 settembre alla Fenice di Venezia. E proprio la presentazione dei finalisti del Campiello a Roma è stata l'ultima apparizione pubblica di Riccarelli.

INFINITI UNIVERSI - Il suo ultimo romanzo è la storia di un destino, quello di una ragazza, Signorina, negli anni del fascismo. Il suo di destino, o meglio la storia del suo trapianto, l'aveva raccontata Riccarelli nel suo libro d'esordio, “Le scarpe appese al cuore”, del 1995. Era andato all'estero, in Inghilterra, 20 anni fa, per il trapianto di cuore e polmoni in un vero e proprio “viaggio della speranza” per poi tornare sul tema nel 2012 con “Ricucire la vita”. L'altro libro importante della storia di scrittore di Riccarelli è senza dubbio “Un mare di nulla” (2006), che lui stesso aveva definito “un atto d'amore verso mio padre e un atto d'amore verso la letteratura, che quell'uomo mi ha insegnato a amare, grazie alle sue storie, al suo amore per il raccontare, al suo essere sempre pronto a mettersi in gioco e a salpare sul mare della vita, con tutti i rischi che questo comporta”. Mentre la sua curiosità e il tratto poetico che lo distingueva Riccarelli lo aveva dimostrato in “Un uomo che forse si chiamava Schulz” (Piemme), dedicato allo scrittore e disegnatore polacco, raccontandone la vita attraverso l'invenzione letteraria. Allora, scriveva Riccarelli, ribaltando la nota frase del Talmud si potrebbe dire che “chi uccide una vita uccide un universo” e con la morte di Schulz e dei poeti si perdono infiniti universi.

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