Uil Fpl rischia e va in causa, tutti i lavoratori portano a casa il risultato

Rottura del fronte sindacale, Cgil e Cisl firmano un accordo che la terza sigla confederale rifiuta per la casa di riposo Anni Azzurri. Poli: «Una vergogna accettare le briciole». Cgil: «Saremmo arrivati al risultato comunque»

Residenza Anni Azzurri

Uil Fpl si sfila da Cgil e Cisl, porta in causa 26 lavoratori e vince. Aprendo così la strada a un accordo che permette a tutti i lavoratori di percepire 10 anni di indennità di vacanza contrattuale arretrati, in mancanza di un rinnovo di Ccnl di lavoro. Gli istituti appartengono a Kos Srl, una società che applica il contratto Anaste (Associazione Nazionale Strutture Terza Età), mai rifatto dal 2009, né a Quarto D'Altino, né a Favaro Veneto, dove nel 2016 lavoravano circa 200 operatori sociosanitari. In quell'anno si verifica la spaccatura tra i confederali. Per lavoratori che, a tempo pieno, percepiscono paghe da mille euro al mese, il mancato rinnovo significa non portare a casa gli adeguamenti delle retribuzioni al caro vita. Ma nel frattempo l'azienda neppure versa loro la cifra lorda di circa 10 euro al mese a titolo di indennità di vacanza contrattuale. Sindacati e azienda non trovano la quadra su una somma a titolo di anticipo, da conguagliare non appena siglato il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro.

Gli 80 euro

«La società non accetta di versare neanche la metà, che nei casi più fortunati arriva a 500 euro lorde», dice Pietro Poli della Uil. Il 13 aprile 2016 Cgil e Cisl firmano l'accordo per 80 euro lordi di anticipo, più un altro anno di indennità di vacanza, che dovrebbe corrispondere a circa 140 euro, 10 euro per 14 mensilità, e invece si riduce a 18 euro, perchè l'indennità provvisoria viene portata a 6 euro lorde, e viene corrisposta solo tre volte, «poi si blocca», dice Poli, che non firma e rompe gli indugi. Indice referendum, mentre Cgil e Cisl siglano. Circa 120 lavoratori sono contrari all'accordo ma, quando Uil annuncia di voler far causa all'azienda per ottenere l'arretrato totale, accettano in 2.

Accordo per tutti

Nel 2017, quando il giudice si pronuncia a favore di Uil, anche altri 24 lavoratori vanno in causa e la vincono, in primo grado, a maggio 2019. Chi non risica, non rosica. «Inaccettabile firmare per le briciole anziché combattere per un diritto - dice Pietro Poli della Uil -. Avremmo pagato le spese legali anche in caso di perdita della causa». Che nel frattempo, impugnata dall'azienda, rischiava comunque di bloccare i pagamenti. «Avremmo portato a casa il risultato senza tensione e rischi», sostengono Italia Scattolin della Cgil e Maurizia Rizzo della Cisl. Di fatto, dopo la sentenza favorevole di maggio 2019, a ottobre l'azienda fa sapere di essere disposta a rinunciare all'impugnazione, al tavolo con il prefetto, a patto che venga azzerata la vertenza. La società si impegna a ricalcolare e versare tutta l'indennità arretrata agli operatori, nel frattempo rimasti in 170.

Intepretazione della lotta

«Non è stata cautela ma totale inefficienza - replica Poli -. Eravamo convinti della strada che andavamo a intraprendere. Abbiamo combattuto per un diritto dovuto». Mentre per la Cgil: «Abbiamo sempre agito per il meglio cercando la strada del dialogo, con la quale, sono convinto, avremmo ottenuto lo stesso risultato». «Cause analoghe a livello nazionale - dice Samad El Ghanami della Fp Cgil, che ha preso il posto di Scattolin - non sono andate bene. Il giudice ha dato torto ai lavoratori. Per questo non abbiamo seguito la Uil, ma sempre combattuto per migliorare condizioni difficili di lavoro, e mancanza di personale».

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