Cronaca

L'ateneo di Ca' Foscari parla chiaro: "Tagliamo i palazzi oppure i servizi"

Il rettore Carlo Carraro spiega schiettamente i motivi dietro le contestate alienazioni e le riassegnazioni di alcuni edifici storici in mano all'università

I numeri parlano chiaro: per Ca' Foscari non ci sono alternative. Questa, in poche parole, la risposta di Carlo Carraro, rettore dell'ateneo veneziano, al consiglio comunale che, nei giorni scorsi, si era espresso contro la trasformazione di Ca’ Dolfin, Ca’ Bembo e palazzo Cosulich in strutture ricettive e l’alienazione del condominio di calle dei Guardiani a Dorsoduro. Carraro, come riportano i quotidiani locali, spiega senza giri di parole che l'università poteva scegliere tra vendere gli immobili o rivedere i servizi; inutile ribadire qual'è stata la decisione del rettorato.

NUMERI ALLA MANO – Carraro ha ribadito quanto Ca' Foscari ha portato a termine in questi anni, tra progetti già conclusi e investimenti ancora in corso: ben 95 milioni di euro sono già stati utilizzati per restauri, costruzione di nuove strutture, manutenzione e progetti edili vari, e altri 100 milioni pronti per realizzare altri duemila posti a sedere nelle aule entro il 2016; le nuove residenze studentesche entro il 2018, per un totale di oltre mille posti letto fra via Torino, San Giobbe e Santa Marta; il completamento proprio del polo scientifico di via Torino, oltre alla funzionalizzazione di Rio Nuovo e alla manutenzione delle strutture presenti alla Celestia.

DIVERSI OBIETTIVI – Il rettore ha sottolineato come la missione dell'ateneo sia quella educativa, non certo di conservazione storica, quindi, spalle al muro, Ca' Foscari non ha potuto fare altro che scegliere a favore dei suoi studenti. In ogni caso l'università, ha concluso Carraro, non ha mai sottovalutato l'importanza del patrimonio artistico e architettonico cittadino e quando ha potuto ha restaurato Ca' Foscari e Ca' Giustinian, così come San Sebastiano e Ca' Dolfin. La scelta dell'ateneo è quindi chiara, meno la sorte delle dieci famiglie ospitate nell’edificio di calle dei Guardiani, di cui non si è parlato.

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