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Cronaca Dolo

Robot Da Vinci: al via i primi interventi per tumore alla prostata

I medici di Urologia di Dolo hanno utilizzato in tre casi, all'Angelo, il sofisticato macchinario che permette più precisione e qualità

Un robot per intervenire sui tumori alla prostata: è questa la novità dell'urologia di Dolo. Il Robot Da Vinci infatti permetterà più precisione nell’intervento e minori conseguenze post operatorie e potrà essere usato anche per i pazienti dell'Ulss 13. Recentemente infatti, il primario di Urologia di Dolo, Giorgio Artuso, insieme alla sua équipe (gli urologi Enrico Cossano e Fulvio Laganà) e agli anestesisti dell’Ulss 12, hanno operato a Mestre tre uomini, sulla sessantina, per un tumore alla prostata con un sofisticato sistema robotizzato per la chirurgia di avanguardia. L'intervento si è concluso con successo e i pazienti, dopo aver trascorso una notte all’Angelo, sono stati trasferiti nella Urologia dolese dove, dopo tre giorni, hanno fatto rientro a casa propria.

“Questo robot - ha spiegato il primario Artuso - costituisce la frontiera più recente della robotica applicata alla chirurgia e della tecnica detta “videolaparoscopia”. In questa tecnica, grazie ai bracci operanti, alle cui sottilissime estremità sono montati strumenti per tagliare, cauterizzare, suturare, il “robot” costituisce in pratica una potente e precisissima estensione del chirurgo, che lo controlla da remoto e lo manovra attraverso una console dedicata. Una microcamera su un endoscopio restituisce così al chirurgo immagini ad altissima definizione degli organi interni del paziente. L’operatore si trova quindi ad operare grazie alle minuscole “mani” del robot, controllando il loro operato su uno schermo e guidandole, con l’uso di joystik e di pedali, a compiere movimenti controllati al millimetro impossibili per delle mani vere”.

Con la videolaparoscopia il chirurgo può quindi operare sul corpo del paziente attraverso minuscoli fori, anziché tagli con il bisturi; il sistema consente quindi interventi meno invasivi, con riduzione del rischio operatorio, della perdita ematica, e quindi anche della necessità di trasfusioni, delle cicatrici e del dolore post operatorio. “Bisogna tener presente – ha continuato Artuso – che questa tecnica non sostituisce le altre tradizionali, ma si affianca ad esse. Non tutti i pazienti, infatti, sono candidati all’intervento col Robot. Vengono prima valutati e, a seconda del caso clinico, si decide il tipo migliore di intervento a cui sottoporli”. Il Robot Da Vinci è quindi uno strumento all'avanguardia che potrà anche permettere alcune collaborazioni interaziendali, come quella tra l'Ulss 13 e l'Ulss 12.

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