Il Comune vuole vendere villa Hériot, la rivolta della cultura

Ca' Farsetti deve fare cassa per non sforare il Patto di stabilità. L'edificio della Giudecca è però sede dell'Università Internazionale dell'Arte

Villa Hériot

Serve fare cassa per non sforare il Patto di stabilità. Serve farlo nel modo più semplice e immediato possibile: vendere. E se la "merce" non interessa ai potenziali clienti allora si offrono dei prodotti più "attraenti". Per questo motivo con una delibera di Giunta il commissario straordinario Vittorio Zappalorto ha deciso per una sostituzione: serve trovare acquirenti subito, e quale immobile potrebbe solleticare seduta stante le mire di qualche investitore? L'attenzione è stata calamitata da Villa Hériot (e anche dal suo giardino) che quindi è stata inserita all'interno del Piano delle Alienazioni del Comune previste nel 2014, quando invece fino al giorno precedente figurava all'interno dell'elenco di quelli che Ca' Farsetti prevedeva di vendere nel 2015. Per coprire la casella e mantenere l'equilibrio dei conti, però, serviva individuare un bene che fosse di valore simile. E secondo l'amministrazione quest'ultimo sarebbe il parcheggio interrato di piazzale Candiani, che quindi "scala" e finisce nella tabella dei beni del Comune alinabili durante i dodici mesi che devono ancora arrivare.

La decisione era inevitabile suscitasse subito una reazione stizzita del mondo culturale che gravita e collabora con l'Università Internazionale dell'Arte della Giudecca. Ospitata proprio in Villa Hériot. "La Fondazione Giorgio Cini, la Fondazione Querini Stampalia, l’Ateneo Veneto, la Fondazione Ugo e Olga Levi e la Fondazione Scuola di San Giorgio, invitano i responsabili a ripensare questa decisione - dichiarano all'unisono le varie realtà lagunari, che compongono l’assemblea degli associati dell’Università Internazionale dell’Arte - Questo luogo deve rimanere patrimonio a beneficio delle generazioni future, secondo la volontà della proprietà che nel 1947 lo cedette al Comune perché fosse adibito a luogo di formazione. Com'è stato da sessant'anni a questa parte".

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Le varie fondazioni, poi, puntano il dito contro il pericolo che questa sia solo la punta dell'iceberg. Che col tempo si prevedano ulteriori dismissioni. "La vendita mette in serio pericolo anche la sede di altre associazioni e dell'Iveser, l'Istututo storico della resistenza e della società contemporanea, autentica casa della cultura del Novecento veneziano, il cui giardino è comune a quello di Villa Hériot", sottolineano le realtà culturali veneziane, che dichiarano come in questo moso possa anche essere sottratto spazio alla palestra utilizzata dalla scuola dell'infanzia comunale. Ridimensionandone anche lo spazio verde a disposizione a ridosso della villa.

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