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"Vendo rose a San Marco, lo faccio da 3 anni. Sì, questo mi permette di sopravvivere"

Hajib, bengalese di 20 anni, ha un mazzo di fiori in mano dalla mattina alla sera. Adocchiando le coppiette della piazza: "Il mazzo costa 10 o 15 euro, una rosa la vendo a 3"

"Ma tu stai qui tutto il giorno? Dalla mattina alla sera?". Risposta: "Sì". "E quanto lo paghi tu il mazzo di rose?", aspetta un po' poi apre la mano e mostra le cinque dita. Ripetendo il gesto per 2 volte, poi per 3: "Sarà 10 o 15 euro, dipende". Per farsi capire Hajib, 20 anni, ha una mano sola a disposizione. L'altra è occupata dal grosso mazzo di rose che tiene, addocchiando le coppiette che gli passano a fianco. Costituiscono la sua fonte di guadagno principale. Appena vede sguardi da innamorati (in piazza San Marco non mancano mai), si avvicina e offre una rosa.  

Il giovane è uno dei tanti bengalesi che gravitano nel salotto buono della città, tra chi vende il grano e chi, come lui, si è lanciato sul business delle rose. Non guadagna tanti soldi, ma se continua a farlo un motivo ci sarà. "Io prendo ogni mattina il mazzo di rose a Mestre, vicino via Cappuccina", dichiara. Nelle strade laterali non è un mistero che ci siano degli esercizi da cui si riforniscono di chincaglierie i venditori abusivi. Più volte sono stati operati sequestri dalle forze dell'ordine. 

Mingherlino, faccia sorridente, il giovane all'inizio è intimorito, poi capisce che non ha niente da temere e parla di buon grado, anche se ciò che dice è da prendere con beneficio d'inventario. Anche perché mastica poco l'italiano e sa che quello che fa non è legale: "Sono arrivato in Italia 3 anni fa - dichiara - ho sempre fatto questo, vendere rose. A sera i soldi che ho non li devo dare a nessuno. Non ho nessun capo sopra di me. Riesco a vendere circa una decina di rose, 3 euro l'una". Più o meno, dunque, il 20enne si intascherebbe circa 30 euro al giorno, che garantirebbero un buon gruzzolo a fine mese, anche se non esorbitante. Vive in terraferma, con altri connazionali. Evidentemente quindi i soldi bastano nel momento in cui si divide l'alloggio con altri. "Io faccio questo, sono giovane - sorride - vendo le rose a 3 euro e non faccio del male a nessuno".

Intanto attorno a lui le Procuratorie sono diventate un grande anfiteatro. Le comitive di turisti si siedono a riposare all'ombra nonostante il divieto e si riposano. Anche perché il sole nel primissimo pomeriggio di giovedì si fa sentire. Non da meno il Campanile di San Marco, attorno al quale intere scolaresche si siedono in attesa di cenni dall'insegnante. Così per ore, senza che nessuno intuisca di mangiare e bere in uno dei gioielli che il mondo ci invidia.

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