Agricoli contro la Regione, il giudice rinvia ma ci sarà il ricalcolo degli arretrati

Riconosciuti a 150 lavoratori per illegittimità delle norme che li avevano equiparati ai dipendenti delle autonomie locali, quando invece furono assunti con contratti di tipo privatistico

Presidio alla sezione Lavoro del tribunale di Venezia

In Veneto Agricoltura (Avisp: Agenzia Veneta per L'Innovazione nel Settore Primario) è braccio di ferro sul trattamento dei 150 dipendenti amministrativi, con una causa in tribunale per illegittimità, dichiarata dalla Corte Costituzionale, dell'applicazione delle norme contrattuali delle autonomie locali, perché i dipendenti furono ingaggiati con un rapporto di tipo privatistico. Il giudice del Lavoro del tribunale di Venezia, Anna Menegazzo, ha stabilito un rinvio per prendere in esame la memoria di oltre 30 pagine ricevuta da Veneto Agricoltura. Rimane però ferma la decisione del riconteggio degli arretrati da corrispondere ai dipendenti, ricalcolati, o dal 2011 in poi, come sostengono i sindacati, o dal 2015, come sostiene l'Ente. A Rialto oggi, venerdì 5 luglio, mobilitazione degli addetti e delle sigle Fp Cgil, Uil Trasporti e Fit Cisl.

Contratti

La vicenda dura da quasi 5 anni, dopo che a fine 2014 Veneto Agricoltura è diventato Avisp e la Regione volle cambiare il contratto, fino ad allora in vigore, con quello delle autonomie locali, con una notevole decurtazione degli stipendi. Siccome il contratto delle autonomie locali vale per il personale assunto con concorsi pubblici e i dipendenti di Veneto Agricoltura erano stati ingaggiati con un rapporto di tipo privatistico, la Regione ha inserito nella legge istitutiva di Avisp due articoli (12 comma 3 e 13 comma1) che applicano entrambi i contratti: quello privatistico per la parte normativa, e quello pubblico per quella salariale, col risultato di una doppia penalizzazione per i lavoratori.

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Commissariamento

Di qui le cause e il successivo pronunciamento della Consulta che ha dichiarato (sentenza del febbraio 2019) l’illegittimità costituzionale delle norme in questione. «Se abbiamo deciso il presidio – spiega Alessandro Biasioli, segretario Fp Cgil del Veneto – è anche per contestare pubblicamente le decisioni della Regione Veneto che ha commissariato l'ente, come sta facendo anche con altri, a dispetto della lotta sostenuta per l'autonomia, esautorando una parte del tavolo di contrattazione. Non è bastato: ha pure di fatto disdetto il contratto nazionale di riferimento (Utilitalia), perché non più attinente al proprio ambito di attività e troppo oneroso. Ma quel rapporto di lavoro - dice Biasioli - fu applicato dalla Regione stessa, per mansioni che sono oggi le stesse di 20 anni fa, perché disdirlo?».

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