Cronaca

Il Veneto rischia l'area arancione dopo il 7 gennaio. Ma il rosso fa da spauracchio

Ieri ancora un alto numero di positivi e tanti decessi. Il Governo starebbe pensando di cambiare la classificazione della Regione con l'indice del contagio in crescita

Il Veneto, dati alla mano, è il grande malato di coronavirus d'Italia. Ieri si sono registrati altri 2655 casi di positivi per un totale di 246.089 dall'inizio dell'emergenza ad oggi. Resta invece invariato, stando all'ultimo bollettino di Azienda Zero, il numero dei ricoverati: 3.395 (+1 nelle ultime 24 ore). Triste record di decessi invece, 191, che porta il totale a 6.298 dal 21 febbraio ad oggi.

Perché il Veneto rischia la zona arancione

Il dato di ieri sui morti per covid in Veneto, «sembra da record, ma molte vittime sono state "caricate" nel sistema a distanza di giorni», ha precisato ieri l'assessora veneta alla Sanità Manuela Lanzarin, nel corso del punto stampa dalla sede della protezione civile di Marghera. Il rischio adesso è che se il Veneto finora ha retto nella partita con il governo sospesa il 23 dicembre, da giallo possa cambiare colore, passando con ogni probabilità all'area arancione.

Crisanti pensiero

Il ritorno del sistema delle zone era stato annunciato nei giorni scorsi anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, mentre la tesi di un Veneto in cui si trovano più positivi perché si fanno più test è stato rigettato da Andrea Crisanti, che con la giunta Zaia e i suoi esperti ha da tempo un conto aperto, insieme alla tesi della variante inglese: «Il Veneto sinora ha fatto 36 sequenze complete del virus e nessuna corrisponde alla variante inglese. Poi se sono stati sequenziati "pezzetti" di virus, e sembra che alcuni condividano delle mutazioni, non vuol dire che siamo in presenza della variante inglese e che questa sia responsabile dei contagi in Veneto».

I numeri nella Regione «sono legati alla zona gialla, con una maggiore circolazione delle persone che favorisce la trasmissione del virus. Più persone si ammalano e più persone di fatto muoiono, come probabilità. L’altro elemento è legato ai tamponi rapidi, che hanno una sensibilità bassa e hanno permesso che le Rsa venissero infettate», ha detto nei giorni scorsi Crisanti a L'aria che tira. «Si è puntato sui tamponi rapidi, il personale delle Rsa è stato "screenato" con i tamponi rapidi e nelle rsa abbiamo contagi senza precedenti. Più tamponi si fanno, teoricamente, e più si interrompe la catena di trasmissione, ma questo dovrebbe essere seguito dalla diminuzione dei casi e dei morti. Qui abbiamo un aumento di casi e di morti senza precedenti».

Spauracchio rosso

Ma se i numeri non dovessero migliorare, come pronostica il Corriere del Veneto, il colore della nostra Regione potrebbe mutare addirittura in rosso. L'Istituto Superiore di Sanità (Iss) aveva già suggerito al governatore Zaia di imporre nuove restrizioni ma lui ha atteso le scelte del Governo per le festività. L'Iss puntava su zone rosse locali, un’ulteriore riduzione dell’orario di apertura di bar, ristoranti e pasticcerie, la limitazione della mobilità della popolazione nelle zone più colpite e l’incentivazione dello smart working. Adesso però c'è un nuovo dato sul tavolo: i posti in terapia intensiva.

Fonte: Today.it

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