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Quando il Veneto può tornare in zona gialla

Le Regioni chiedono al Governo di riaprire i locali e di sfruttare gli spazi all'aperto. Per Zaia i valori della Regione sono da giallo

Per il Veneto è iniziata lunedì la seconda settimana di zona arancione, dopo le settimane trascorse nella fascia di rischio più elevato, quella rossa. Come ripetuto a più riprese dal presidente Luca Zaia, però, la nostra Regione avrebbe già valori da zona gialla: nell'ultimo monitoraggio dell'Iss (Istituto superiore di sanità) relativo al 9 aprile, infatti, l'indice Rt era sceso a 0,96 e l'incidenza settimanale passata da 227 a 160 casi ogni 100mila abitanti. Come si legge nel documento, inoltre, la valutazione del rischio complessivo è "bassa".

Sufficiente? Per il momento no. L'ultimo decreto firmato dal premier Mario Draghi, infatti, prevede che fino al 30 aprile tutte le Regioni con valori da zona gialla siano collocate in arancione, per evitare il richiamo dell'evasione e il rischio che il virus torni a circolare con insistenza. Stando così le cose, non ci sarebbero speranze di andare verso una riduzione delle restrizioni almeno fino all'inizio di maggio. Allo stesso tempo c'è un ma: nel decreto, infatti, si legge «in ragione dell'andamento dell'epidemia, nonché dello stato di attuazione del piano strategico nazionale dei vaccini sono possibili determinazioni in deroga che il governo potrà eventualmente decidere tramite apposita determinazione del Consiglio dei ministri».

Zona gialla il 26 aprile o il 3 maggio?

Si tratta, per dirla in parole semplici, di quel "tagliando" di cui parla negli ultimi giorni Zaia, ossia una valutazione dei parametri epidemiologici dell'Italia e delle singole Regioni, per capire se ci sia la possibilità di allentare o meno le restrizioni. Non ci sono risposte su quali potrebbero essere le manovre "aperturiste", c'è chi parla di riattivazione della zona gialla, chi di una più pruente zona gialla rafforzata. Sta di fatto che si è acceso il dibattito tra chi vuole aprire gradualmente ma subito e chi invece sposa la linea più prudente. I primi aprirebbero la cosiddetta fase 2 il 20 aprile e vorrebbero concluderla il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, i secondi, invece, spingono per la deadline di maggio, con riaperture spalmate fino alla fine di giugno.

Considerando le differenti posizioni, e sempre che i parametri della nostra Regione continuino a migliorare, in un caso sarebbe possibile vedere un Veneto in zona gialla da lunedì 26 aprile, nell'altro la settimana successiva, quindi a partire da lunedì 3 maggio. Il nodo politico è proprio la data, con il Governo che non ha ancora convocato la cabina di regia. Matteo Salvini ribadisce che dove la situazione sanitaria è sotto controllo «bisogna aprire già domani», mentre Forza Italia insiste sul 20 aprile come data giusta per «fare un punto in Cdm». Posizioni difficilmente compatibili con quelle del Pd e di Roberto Speranza: servono ristori sostanziosi, questa è la linea, e prima di maggio non si parla di riaperture. «Ad aprile conviene tenere ancora la massima prudenza - dice il ministro della Salute - A maggio, a seconda dei parametri del contagio e della capacità di vaccinare i fragili, ci possono essere le condizioni per misure meno restrittive come quelle da zona gialla».

Allo studio ci sono anche altre questioni fondamentali per il futuro prossimo delle attività, specie quelle di ristorazione. Riaprire la sera o non riaprire? Coprifuoco "light" o no? La richiesta presentata dalle Regioni al Governo, che prevede la riapertura dei ristoranti sia a pranzo che a cena sfruttando gli spazi all'aperto (con il conseguente slittamento del coprifuoco e la contemporanea ripartenza di palestre, cinema e musei) ha scatenato un dibattito che ormai ci "insegue" dall'inizio della pandemia. Da una parte la necessità di ripartire e di riaprire, dettata dalla situazione sempre più drammatica delle famiglie in difficoltà, con i debiti e senza lavoro. Dall'altra l'emergenza sanitaria e il maledetto virus, un nemico infido che sembra non aspettare altro che un allargarsi delle maglie per tornare a colpire con violenza.

Ma se lo scorso anno eravamo meno preparati alla ''convivenza'' con la pandemia, adesso le Regioni sono pronte a presentare delle linee guida per ripartire in sicurezza ed evitare il contagio. E proprio il Veneto è la Regione che coordina il gruppo interregionale per la revisione delle linee guida. Tale documento sarà sul tavolo della prossima Conferenza Stato-Regioni, dove si discuterà di un eventuale allentamento delle misure, sempre se la campagna vaccinale continuerà a progredire e la curva dei contagi lo consentirà.

Coprifuoco e nuove misure: tutte le ipotesi

Il documento che le Regioni proporranno al premier Draghi dovrebbe avere l'obiettivo di programmare le riaperture, un modo per dare una risposta a quella (grossa) fetta di popolazione che ormai vive nella disperazione. Le ipotesi sul tavolo sono molte e non è detto che tutte possano realizzarsi, almeno non nell'immediato futuro. Draghi sembra intenzionato a proseguire con la sua linea che mette in primo piano la salute, un cautela che potrà sciogliersi soltanto in presenza di un calo dei contagi e dei decessi. Ma se il premier ha l'aria di voler prendere altro tempo, una parte della maggioranza e le Regioni spingono sull'acceleratore. Le richieste dei governatori, in questo senso, sono chiare:

  • riaprire i ristorante a pranzo e a cena, sfruttando gli spazi all'aperto
  • spostare il coprifuoco dalle 22 a mezzanotte
  • riaperture di palestre, cinema, teatri

Se per le attività culturali si pensa anche a sfruttare gli spazi all'aperto per incrementare il pubblico, rimane più ostica la situazione delle palestre, dove potrebbe arrivare il via libera soltanto per le lezioni individuali. Al momento, ad ogni modo, il ministro Speranza si è mantenuto cauto sulle riaperture, confidando sulla possibilità di utilizzare gli spazi all'aperto: «Premesso che tutto dipenderà dai dati, l'ipotesi di lavorare in modo particolare sulle riaperture per attività all'aperto è un'ipotesi che personalmente mi convince molto. Poi dovremo chiaramente confrontarci con i nostri scienziati e con i nostri tecnici in sede di governo, ma tutti i dati che ho visto indicano che all'aperto c'è sicuramente una minore possibilità di contagio».

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