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Domenica, 5 Febbraio 2023
Cronaca

A Venezia sfila il corteo contro la violenza di genere

L'iniziativa dei comitati studenteschi si è svolta nella serata del 25 novembre. «Ci opponiamo a tutte le discriminazioni»

Centinaia di persone si sono mosse nella serata del 25 novembre lungo le strade di varie città, Venezia compresa, in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere. Cortei organizzati per richiamare l'attenzione sul tema, che riguarda, oltre alle donne, anche le soggettività Lgbtq+. E per ricordare le molestie, gli abusi fisici e verbali, gli stupri e i femminicidi che si verificano quotidianamente.

A Venezia i collettivi studenteschi hanno sfilato da campo San Geremia a campo Santa Margherita, denunciando «le carenze nelle politiche sociali e nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza», ma anche l'insufficienza degli strumenti educativi, fin dagli ambienti scolastici. Alla manifestazione, organizzata dai giovani del Laboratorio Pandora e Queer we go, hanno partecipato rappresentanti di varie realtà locali, come il Coordinamento studenti medi e il laboratorio occupato Morion. «Assieme a centinaia di persone - comunica il Laboratorio Pandora - abbiamo attraversato le calli e i campi di Venezia contro la violenza di genere e patriarcale. Abbiamo voluto denunciare un sistema che ogni giorno opprime, discrimina, violenta e ammazza donne e soggettività Lgbtq+».

Sul ponte degli Scalzi è stato appeso uno striscione con la scritta "Jin, Jiyan, Azadî" (donna, vita, libertà), parole «per portare solidarietà alle donne iraniane e curde attaccate dai regimi autoritari dell'Iran e della Turchia». Il messaggio si è ripetuto in campo Santa Margherita, dove è stato trasmesso il messaggio delle donne che si trovano in Rojava. I manifestanti hanno poi puntato il dito contro il governo, nel quale «spiccano figure che fanno dell'attacco alle donne, all'autodeterminazione, alle persone povere il primo punto dell'agenda politica».

«La violenza di genere la viviamo ogni giorno all’interno delle scuole - fa presente il coordinamento studenti medi - quando non vengono portati corsi di educazione sessuale e al consenso, o quando non vengono avviati percorsi di sensibilizzazione. Percorsi come questo sono essenziali, perché ancora viviamo episodi di discriminazione omotransfobica».

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