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A tarda notte arriva l'ok: Forte Sant'Andrea al Comune. "Ma vogliono farci alberghi"

Lunedì il Consiglio comunale ha votato la delibera che sancisce il passaggio del forte dal Demanio al Comune. Voto negativo di Pd e M5S: "Inaccettabile, nel progetto sono inclusi un nuovo albergo e un centro benessere"

Il voto arriva a mezzanotte e mezza, ultimo tema trattato nel Consiglio comunale di lunedì. C'è in ballo la delibera con cui si accetta il passaggio di proprietà del forte Sant'Andrea dal Demanio al Comune, e una mozione contraria presentata da Monica Sambo, consigliera di minoranza in quota Pd: insieme a diverse associazioni (tra cui Italia Nostra, venessia.com, Ambiente Venezia) denuncia il rischio che l'operazione diventi un'ennesima "svendita" del patrimonio veneziano ai privati, pronti a costruire nuove strutture ricettive. La proposta è quindi di rinviare la delibera in Commissione, la mozione però è respinta.

Per ora, dunque, prosegue il progetto che prevede un "accordo di valorizzazione tra il Comune e la società che attualmente gestisce l’isola della Certosa". Un accordo che in teoria garantisce “la massima fruizione pubblica con spazi per la formazione, spettacoli e produzione artistica, esposizioni permanenti e temporanee, sale conferenze e servizi per i visitatori”. Ma che include, specifica l'associazione Italia Nostra, anche un nuovo albergo (forse due) e un centro benessere, con “un punto di vista mozzafiato sull’intera laguna e sulla bocca di Lido”. D'altra parte il sindaco Luigi Brugnaro lo ha detto chiaro e tondo: "Isola Certosa e forte Sant'Andrea: l'obiettivo è valorizzarli, recuperarli e restituirli alla città anche con investimenti privati".

Le perplessità nascono dal fatto che "nell’accordo le priorità vanno proprio alla realizzazione di albergo, ristorante e anfiteatro per eventi, mentre solo in un secondo tempo si realizzerebbero il museo e altre strutture per il pubblico, che verranno realizzate solo e in quanto verrà valutato economicamente conveniente e saranno reperite le necessarie risorse". Un accordo considerato discutibile da molti, così come i passaggi affrontati per arrivare alla delibera: "Il nostro obiettivo è garantire che i passaggi formali vengano rispettati - spiega Sambo - ma soprattutto avviare un processo partecipativo, coinvolgendo attivamente la cittadinanza per pensare a quale potrebbe essere il futuro dell'area di Sant'Andrea di evidente interesse storico e artistico".

"Parlare accoratamente del forte di Sant'Andrea e poi votare una delibera che svende questo bene e vi prevede alberghi con piscina è quantomeno contraddittorio - attacca Cristina Romieri, ambientalista veneziana - Parte integrante della delibera è un programma che definisce 'facoltativo' il tanto invocato restauro del Forte per il soggetto privato che lo acquisirà. Ferma restando la condivisa acquisizione del bene dal Demanio, scorporando le due diverse realtà dell'isola della Certosa e del forte di Sant'Andrea e avviando una corretta informazione e partecipazione".

"Un'altra occasione persa - conclude Sambo - La dimostrazione del rifiuto da parte dell’amministrazione Brugnaro di aprire un dialogo costruttivo con le associazioni. Non solo, sono anche stati bocciati tutti gli emendamenti e le ulteriori mozioni, con i quali si chiedeva un monitoraggio preventivo e successivo, o la separazione della discussione tra la questione di Sant’Andrea e quella della Certosa. Neanche processo formale è stato rispettato, visto che la Municipalità di Venezia, Murano e Burano non è stata interpellata per un parere. Trovo degradante che argomenti così sensibili e da cui dipende anche il futuro della città vengano ridotti a qualche pagina approvata di fretta senza permettere la partecipazione della cittadinanza. Per questo il mio voto è stato negativo, non perché non voglia che il Forte diventi di proprietà del Comune, ma perché non potevo votare un programma di valorizzazione a scatola chiusa, pieno di pasticci, di insidie e di cose che ancora non sono state chiarite".

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