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Venezia falcidiata dallo Stato, è il capoluogo con i tagli maggiori

La città lagunare in quattro anni secondo la Cgia di Mestre avrebbe dovuto far fronte a una mannaia del 66% delle risorse. C'è chi sta meglio

Venezia falcidiata dai tagli ai trasferimenti statali. E' infatti il capoluogo di Regione dove la mannagia dello Stato si è abbattuta in maniera più pesante negli ultimi anni. Lo afferma uno studio della Cgia di Mestre sul peso delle tasse comunali. Se tra le grandi città italiane le tasse comunali più elevate le registriamo a Bologna, a Roma, a Bari e a Genova, la sforbiciata che hanno subito è stata in quattro anni di "solo" il 48 per cento. Va molto peggio per Milano (63 per cento) e, come detto, per Venezia (66%), alle prese di converso con grossi problemi di bilancio derivanti anche dallo sforamento del patto di stabilità nel 2013. L’Ufficio studi della CGIA è giunto a questo risultato calcolando il prelievo che una famiglia tipo di 3 persone dovrà subire quest’anno per onorare il pagamento della Tari (la nuova tassa sui rifiuti), della Tasi (il tributo sui servizi indivisibili) e dell’addizionale comunale Irpef.

Nel caso di un’abitazione di tipo civile A2, è il Comune di Bologna a praticare il livello di tassazione medio più elevato tra le grandi città d’Italia: per l’anno in corso, il peso economico è pari a 1.610 euro. Seguono Genova, con 1.488 euro, Bari, con 1.414 euro e Milano, con 1.379 euro. Se, invece, l’analisi viene realizzata su un’abitazione di tipo economico A3 (che è di minor pregio rispetto all’immobile preso in esame nel caso precedente), a balzare al primo posto di questa speciale graduatoria è Roma, con 1.100 euro. Seguono Bari, con 1.079 euro, Napoli, con 1.000 euro e Genova, con 961 euro.

“Il forte aumento dalla tassazione comunale registrato in questi ultimi anni – commenta il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - è da addebitare, in particolar modo, ai pesantissimi tagli ai trasferimenti che lo Stato centrale ha praticato nei confronti degli enti locali. Con questi tagli i Comuni sono stati obbligati a ridurre i servizi e ad aumentare le tasse locali, penalizzando soprattutto le famiglie meno abbienti”.

I ricercatori dell’Ufficio studi della CGIA si sono “spulciati” tutte le delibere approvate dai principali Comuni capoluogo di Regione in materia di Tari, Tasi e addizionale comunale Irpef. Per quanto riguarda quest’ultima imposta, in quasi tutte le città l’addizionale comunale ha raggiunto l’aliquota massima dello 0,8 per cento (Roma applica addirittura lo 0,9 per cento). Solo quattro amministrazioni hanno applicato una aliquota inferiore: Bologna (0,7 per cento), L’Aquila (0,6 per cento), Aosta (0,3 per cento) e Firenze (0,2 per cento).

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