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Cronaca Marghera / Porto Marghera

Venezia non dorme tranquilla con 15 industrie a rischio incidente

Secondo l'Ispra l'area di Porto Marghera concentrerebbe su di sé molti timori per il Petrolchimico. Il Comune secondo in Italia per "Rir"

Il Comune di Venezia tra i più a rischio dal punto di vista industriale d'Italia. Nel suo territorio sorgono infatti ben 15 stabilimenti a "rischio di incidente rilevante (Rir)". Naturalmente a permettere questo exploit negativo è l'area di Porto Marghera, dove sorge il Petrolchimico. Questo il risultato più eclatante (dal punto di vista lagunare) dello studio condotto dall'Ispra, che ha catalogato le 1.142 industrie italiane a rischio.

Il maggior numero si trova in Lombardia. L'Ispra si è avvalso di una rete di informazioni provenienti anche dai gestori degli stabilimenti rientranti nella direttiva 'Seveso', dal ministero dell'Interno, dai vigili del fuoco e dalle prefetture.

Oltre il 50% di queste industrie 'pericolose' sono in quattro regioni del nord Italia: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Una consistente presenza degli stabilimenti 'Seveso' si trova poi anche in alcune regioni del centro-sud, come Sicilia, Lazio e Campania (ciascuna con poco più del 6%), Toscana (circa 5%), Puglia e Sardegna (circa 4%); la regione con il minor numero di stabilimenti Rir è la Valle d'Aosta con 6 stabilimenti.

In totale i comuni interessati sono 756, pari al 9%. E la top ten vede appunto in testa Ravenna con 26 stabilimenti, seguita da Venezia con 15, poi Genova con 14, Trecate (10), Napoli, Livorno e Brindisi (9), Brescia, Filago e Roma (8). Le industrie pericolose sono assenti solo nella provincia di Macerata. Invece nella quasi totalità delle altre province c'é almeno uno stabilimento con pericolo di incidente rilevante: al nord guida la classifica Milano con 69 stabilimenti, seguita da Brescia con 45, e Ravenna con 37; al centro in testa c'é Roma con 26 stabilimenti; al sud guida Napoli, con 33 stabilimenti.

Aree di particolare concentrazione di stabilimenti 'Rir' sono vicino ai poli petrolchimici e di raffinazione, come per esempio Trecate (nel Novarese), Porto Marghera, Ravenna e Ferrara, Gela, Priolo a Siracusa, Brindisi, Taranto, Porto Torres (Ss) e Sarroch (Ca). In un altro rapporto sulle industrie pericolose, realizzato da Legambiente e Protezione civile, è stato messo in evidenza come "sia ancora insufficiente l'informazione ai cittadini sui rischi e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza". Infine continuano a esser presenti nelle "aree a maggior rischio scuole, commerciali, strutture turistiche, chiese e ospedali". Tra le situazioni peggiori venivano segnalate quelle di Avellino, Basaluzzo (Al), Castello d'Argile (Bo), Cusago (Mi), Montemarenzo (Lc), Nova Feltria (Rn), San Maurizio d'Opaglia (No), Savona, Visco (Ud). (Ansa)

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